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Alguer.itnotiziealgheroAmbienteAmbiente › Pericolo ancoraggi a Capo Caccia: lettera al Prefetto
Red 15 giugno 2016
L’associazione ambientalista Mountain Wilderness Italia ha inviato al Prefetto di Sassari una segnalazione circostanziata sull’accaduto, chiedendo «di verificare lo stato dell’arte della Via Ferrata e di tutelare l’incolumità delle persone»
Pericolo ancoraggi a Capo Caccia: lettera al Prefetto


ALGHERO - Lungo la Via Ferrata del Cabirol, a Capo Caccia, si è rotto un ancoraggio apparentemente nuovo che tiene la fune metallica di sicurezza. L’associazione ambientalista Mountain Wilderness Italia ha inviato al Prefetto di Sassari una segnalazione circostanziata sull’accaduto, chiedendo «di verificare lo stato dell’arte della Via Ferrata e di tutelare l’incolumità delle persone, in quanto ancoraggi di questo tipo, con le medesime caratteristiche di usura percettibili visivamente, sono comuni lungo tutto il percorso, e sarebbero deputati a sostenere l’eventuale caduta dell’alpinista». Nella lettera è sottolineato che «è facile considerare che la caduta ed il cedimento degli ancoraggi e/o dei gradini, potrebbero portare a incidenti potenzialmente mortali». La segnalazione è dovuta anche alla constatazione che il cavo di sicurezza è collegato a decine di ancoraggi che non sono in acciaio AISI 316L linea marina.

«Come da bibliografia - specifica la Mountain Wilderness - gli ancoraggi di acciaio non certificato come di tipo Aisi 316 (fittone, tassello a espansione, ecc.) sono stati ritirati dal commercio da alcune ditte in quanto, nelle zone di mare, tendono ad essere aggrediti impercettibilmente dai cloruri». Gli ancoraggi di questa tipologia, pur senza mostrare danneggiamento evidente, tendono a spezzarsi improvvisamente sotto bassi carichi. Sono documentati incidenti recenti avvenuti in Sardegna durante i quali, ancoraggi apparentemente perfetti hanno ceduto sotto il peso di una persona o un piccolo strappo. I gradini e appoggi artificiali per mani e piedi che agevolano la progressione, sia nei traversi orizzontali che nei tratti verticali, sono costituiti anch’essi da barre da armatura, come quella dell’ancoraggio spezzato. «Questo fatto” prosegue la Mountain Wilderness “ci fa ipotizzare che non siano stati stimati adeguatamente dagli ingegneri i carichi sugli ancoraggi o che comunque non si sia tenuto conto nella scelta dei materiali delle caratteristiche chimico-fisiche del sito e della corrosione».

La lettera fa seguito alla richiesta di informazioni agli enti preposti, inviata il 26 aprile 2016 dalla Mountain Wilderness congiuntamente al Gruppo di Intervento Giuridico, sulla realizzazione della Via Ferrata del Cabirol e degli itinerari di arrampicata sportiva situati in prossimità della Grotta delle Brocche Rotte. Entrambi gli interventi ricadono nei confini del Parco Regionale di Porto Conte, del Sito di Interesse Comunitario e della Zona di Protezione Speciale. Dalla documentazione bibliografica fornita agli enti in quell’occasione, risulta che sia la Via Ferrata che gli itinerari di arrampicata sportiva sono stati eseguiti all’interno delle aree protette ed incrementati e modificati nel corso degli anni. «E’ possibile che qualcuno entri in un’area protetta, o a rischio frana, con cavi e trapano e cominci a cementare gradini ed ancoraggi indisturbatamente, in barba a tutte le leggi e le regole, senza un progetto approvato da enti competenti.. magari senza la firma di un professionista abilitato?» prosegue la Mountain Wilderness «è questa la domanda che la nostra associazione si pone, non solo in questo caso, ma ogni qualvolta si possa mettere a rischio l’incolumità delle persone».

Le risposte ricevute sinora indicano che gli interventi, non solo non sono stati autorizzati dal Parco Regionale di Porto Conte, ma sono stati realizzati in un’area indicata, nella cartografia tuttora vigente, con pericolosità di frana molto elevata. In tale categoria si possono realizzare solo azioni finalizzate al contenimento del rischio, che in ogni caso richiedono studi di compatibilità geologica e geotecnica mai pervenuti all’Agenzia generale del Distretto Idrografico della Sardegna.
Mentre l’Assessorato di Difesa all’Ambiente della R.A.S. avverte che non è mai stata presentata, quindi mai approvata, l’obbligatoria Valutazione di Incidenza Ambientale, l’Ufficio di Tutela del Paesaggio chiede al Comune di riferire sul rilascio del titolo abilitativo e sulla necessaria autorizzazione paesaggistica per l’opera.
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