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Red 12 febbraio 2019
La Rassegna dedicata al prelibato riccio di mare giunge alla quarta edizione. Un traguardo importante, tenuto conto della crescente pressione sulla risorsa che sta suscitando seri interrogativi in termini di sostenibilità
Torna in tavola Rosso di mare


ALGHERO - Torna in tavola “Rosso di mare”. La Rassegna dedicata al prelibato riccio di mare giunge alla quarta edizione. Un traguardo importante, tenuto conto della crescente pressione sulla risorsa che sta suscitando seri interrogativi in termini di sostenibilità. Già dall’anno scorso, per far fronte alla crescente domanda e, parallelamente, evitare l’impoverimento eccessivo dei mari, nel tentativo di garantire un adeguato equilibrio nell’ecosistema, si è ritenuto opportuno trovare il giusto compromesso tra la necessaria esigenza di conservazione della risorsa ittica e l'altrettanto legittima aspirazione a rendere adeguatamente redditizia l'attività di pesca e di somministrazione del prodotto. Un importante accordo di filiera finalizzato alla tutela e salvaguardia del riccio di mare è stato firmato tra l’Associazione Pescatori subacquei professionali del nord Sardegna affiliati alla Coldiretti impresapesca ed alla Confcommercio. Allo stesso modo, anche la Regione autonoma della Sardegna, sulla base delle risultanze di studi scientifici, che hanno evidenziato un preoccupante calo della risorsa, ha condiviso con i pescatori professionali i tempi e le modalità di raccolta con un carattere maggiormente restrittivo.

Ciò nonostante, le maggiori criticità risiedono nel preoccupante fenomeno della pesca abusiva, caratterizzata dal prelievo di esemplari molto spesso sottotaglia e la successiva vendita del prodotto al di fuori dei circuiti di controllo igienico-sanitario, amministrativo e fiscale. Inoltre, poiché la polpa di riccio di mare è un prodotto altamente deperibile, la normativa impone il rispetto delle norme igienico-sanitarie specifiche anche da parte degli esercizi di ristorazione che effettuano la somministrazione diretta al consumatore, la cui inosservanza comporta pesanti sanzioni pecuniarie amministrative, con risvolti anche di natura penale. Inoltre, le ricerche effettuate in Sardegna hanno permesso di evidenziare le significative differenze tra la carica microbica dei ricci provenienti dal mercato legale e quella delle gonadi acquistate dai rivenditori abusivi. Infatti, i pescatori professionali non solo sono in grado di garantire il prelievo da zone di raccolta non a rischio, ma anche di osservare corrette modalità di manipolazione, confezionamento e conservazione, che rappresentano aspetti fondamentali per il mantenimento delle caratteristiche qualitative delle gonadi di riccio di mare. Essi devono compilare giornalmente, tenere a disposizione e trasmettere mensilmente al Servizio Pesca dell’Assessorato all’Agricoltura, il “giornale di pesca”, in cui sono indicate le attività svolte, la zona e le modalità di pesca, le quantità prelevate, la destinazione del pescato, la località di sbarco ed il riferimento dei documenti di accompagnamento. Inoltre, hanno l’obbligo di osservare le norme comunitarie, nazionali e regionali relative alle misure igienico-sanitarie ed inerenti la tracciabilità dei prodotti della pesca. Inoltre, nel periodo invernale, molto spesso le condizioni meteo-marine avverse, non permettono loro di svolgere le normali operazioni di pesca, ciò a scapito dei notevoli investimenti sostenuti per garantire il rispetto delle norme.

Per tutte queste motivazioni, l’Amministrazione comunale ha invitato i ristoratori ad aderire ad un’importante iniziativa, sottoscrivendo un accordo finalizzato alla tutela ed alla salvaguardia del riccio di mare attraverso il rispetto di un capitolato d’onore, che tende a salvaguardare il futuro del Bogamarì, elemento fondante della tradizione storica algherese. Per queste motivazioni, quest’anno, la tradizionale rassegna del riccio di mare diventerà l’occasione per una campagna di sensibilizzazione. Nei ristoranti che sottoscrivono questo accordo e che saranno facilmente indentificabili da una vetrofania fornita dall’Amministrazione ed affissa in maniera ben visibile nei propri esercizi, saranno venduti soltanto ricci prelevati dai pescatori subacquei professionali abilitati aderenti all’Associazione e selezionati nel rigoroso rispetto delle regole e delle buone pratiche, che tendono a garantire la sostenibilità della risorsa ittica. Non verrà venduto alcun riccio di altra provenienza o privo delle necessarie certificazioni ed autorizzazioni, così da aumentarne il valore intrinseco e di mercato che si potrà dare al piatto somministrato. In questo modo i ristoratori ed i pescatori subacquei professionali del nord Sardegna diventeranno protagonisti con all’Amministrazione comunale di un’azione concreta a salvaguardia della risorsa, operando un commercio trasparente ed etico volto a combattere la pesca abusiva ed il mercato nero della polpa di riccio che ne stanno mettendo a rischio lo stato di conservazione.
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