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Alguer.itnotiziesardegnaEconomiaLavoro › Sardegna più povera, crolla reddito medio
Cor 18 agosto 2008
Grido d’allarme dei sindacati che trova riscontro anche nei dati forniti dal quotidiano “Il sole 24 ore”
Sardegna più povera, crolla reddito medio


CAGLIARI - «La Sardegna è sempre più povera». E’ il grido d’allarme dei sindacati che trova questa volta un autorevole riscontro anche nei dati forniti dal quotidiano “Il sole 24 ore” il quale, oggi, ha reso noti i dati relativi all’indicatore del reddito medio 2007 per contribuente.

Il reddito medio 2007 per contribuente e la variazione percentuale rispetto al 1999 fotografano una Sardegna in netto regresso. La variazione percentuale media è di –2,9% (meno 2,9%). Ma, se si esclude la provincia di Olbia-Tempio al 41.mo posto nella classifica con una variazione pari a +3,6%, tutte le altre province riportano una variazione in negativo: Provincia di Oristano –6,3%, Provincia dell’Ogliastra -5,7%, Provincia di Nuoro -6,8%, Provincia di Cagliari -2,9%, Provincia di Sassari -0,9%, Provincia di Carbonia-Iglesias -4,7%, Provincia del Medio Campidano addirittura –9,7%, che la colloca al 98.mo posto su 107 province.

Se si esclude, dunque, il Nord-Est dell’isola, le variazioni in negativo raggiungono nelle restanti province livelli record. C’è anche da sottolineare che i dati medi reddituali non tengono conto di una diseguaglianza tra percettori, che nell’isola determina fenomeni diffusissimi di povertà relativa e assoluta. In tutti i casi, secondo la Segreteria regionale Cisl sarda, i dati de “Il Sole 24 ore” dimostrano che l’emergenza in assoluto riguarda da un lato l’urgenza di rilanciare le politiche dello sviluppo e l’accumulazione della ricchezza nell’isola, dall’altro la necessità di misure di contrasto alla povertà e di un riequilibrio tra i redditi attraverso migliori politiche ridistributive.

Ancora una volta la Cisl sarda ritiene, dunque, indispensabile un profondo cambiamento delle politiche economiche, sociali e del lavoro, in grado di fronteggiare non solo le storiche diseconomie, ma anche l’attuale fase economica recessiva.
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