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Alguer.itnotiziesardegnaCronacaSolidarietà › «Prevenire la solitudine delle badanti»
Red 21 gennaio 2013
La chiede il presidente delle Acli Mauro Carta, secondo il quale è fondamentale e che vi sia una rete a supporto delle assistenti familiari
«Prevenire la solitudine delle badanti»


CAGLIARI - Dopo l’ultima tragedia avvenuta in Toscana con protagoniste un’assistente familiare straniera con disagio psichico e la sua assistita, diventa importante interrogarsi sul ruolo delle assistenti familiari che svolgono lavoro di cura alla persona. Infatti anche in Sardegna, non è raro incontrare assistenti familiari con anziani, che sostengono ritmi di lavoro molto intensi (7 giorni su 7, assistenza diurna e anche notturna, poche ore libero per recuperare le energie psico-fisiche) ed esposte a stress anche molto elevati. Magari sono le stesse lavoratrici a rendersi disponibili per guadagnare qualcosa in più da mandare alla famiglia rimasta a casa, ma non rendendosi conto di quanto possono rimetterci a livello di salute, nonché di isolamento dalle rete comunitarie anche più prossime, con amici e parenti.

Casi come questo fanno semmai interrogare sull’organizzazione del lavoro domestico di cura in ambito familiare, sui ritmi di lavoro molto intensi e stressanti, sulla vita vissuta dalle lavoratrici che restano in casa accanto ai nostri anziani fatta di molte solitudini, senza riuscire ad avere dei supporti validi con cui parlare e con cui confrontarsi. La solitudine e lo stress sono maggiormente diffuse quando non c’è un rapporto stretto con la famiglia dell’assistito, quando si è rivestiti totalmente di responsabilità (che magari neanche competono da contratto), e che in alcuni casi possono comportare situazioni di disagio psichico anche da parte dello stesso lavoratore.

Per il presidente delle Acli di Cagliari, Mauro Carta «è fondamentale e che vi sia una rete a supporto delle assistenti familiari e con cui ci possa essere uno scambio e un confronto, come i servizi sociali presenti sul territorio e i medici di base, soprattutto quando la situazione dell'anziano che si cura si aggrava, o quando si tratta di una persona che non ha reti familiari alle spalle. Altro punto di riferimento sono naturalmente le associazioni come le Acli che possono aiutare, non solo per un accompagnamento e una tutela del lavoro, ma che cercano di dare un supporto durante i momenti difficili della relazione lavorativa». La questione è molto seria e meriterebbe un'attenzione soprattutto dal settore pubblico, non tanto quando avvengono casi di cronaca, ma per valorizzare e riconoscere un settore fondamentale del mondo del lavoro.

Foto d'archivio
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