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S.A.
6:52
Sindacati avvisano la Regione
«Integrazione richiede garanzie»
Lo dichiarano Claudia Camedda, segretaria generale della FIT CISL Sardegna, e Gianluca Langiu, segretario regionale, commentando la posizione dell’assessora sull’integrazione degli aeroporti e sulla continuità territoriale
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ALGHERO - «Prendiamo atto dei chiarimenti dell’assessora Barbara Manca sul percorso di integrazione aeroportuale. Condividiamo l’obiettivo di coordinare i tre scali, ma il passaggio decisivo resta il contenuto del progetto industriale: quali investimenti, quali garanzie per i territori e quale prospettiva per i lavoratori». Lo dichiarano Claudia Camedda, segretaria generale della FIT CISL Sardegna, e Gianluca Langiu, segretario regionale, commentando la risposta dell’assessora all’interrogazione sull’integrazione degli aeroporti e sulla continuità territoriale: «l’assessora precisa che il Term Sheet è preliminare, non vincolante e che nessuna fusione è perfezionata. Proprio perché il percorso è ancora aperto, è questo il momento per coinvolgere le parti sociali e definire gli impegni che dovranno accompagnare ogni decisione. Il piano industriale integrato deve diventare il terreno di un confronto trasparente sul futuro dei tre aeroporti».
Per la FIT CISL, il Piano nazionale degli aeroporti offre una cornice utile alla programmazione comune, senza rendere automaticamente necessario un unico assetto proprietario. «L’integrazione va giudicata sulla capacità di migliorare servizi, infrastrutture e occupazione. I rilievi della Corte dei conti, che la stessa assessora riconosce come un vincolo sostanziale per le decisioni successive, richiedono risposte documentate», osservano Camedda e Langiu. Sul presidio pubblico, i due esponenti sindacali chiedono di precisare la portata degli strumenti annunciati: «la Regione indica soprattutto regolazione, vigilanza e poteri di indirizzo, anche in assenza di una maggioranza pubblica nella holding. Occorre chiarire come questi strumenti consentiranno di incidere sulle decisioni industriali: distribuzione degli investimenti, sviluppo dei singoli scali e salvaguardia dell’occupazione. La designazione ministeriale della rete è un passaggio istituzionale importante; il suo valore per la Sardegna dipenderà dagli impegni concreti che la accompagneranno». Le prospettive del PNA rendono urgente questo confronto. Nello scenario di base, la domanda potenziale del sistema sardo raggiunge circa 15,3 milioni di passeggeri al 2035, a fronte di una capacità terminal complessiva indicata di circa 14,1 milioni:« Servono interventi sulla capacità di Cagliari, collegamenti annuali che favoriscano la destagionalizzazione di Olbia e garanzie sulla funzione territoriale di Alghero. Le diverse vocazioni devono trovare spazio in una strategia comune, con risorse e tempi verificabili».Quanto alla continuità territoriale, la Federazione riconosce il valore degli incrementi di voli, posti e passeggeri riportati dall’Assessorato, ma invita a non considerare quei dati una risposta sufficiente alle criticità. «La crescita è positiva. Gli stessi dati regionali, però, indicano un numero di voli inferiore a quello previsto e ritardi che nei mesi estivi hanno interessato il 26% dei collegamenti. Per i residenti conta poter viaggiare con regolarità, trovare posti e disporre di orari compatibili con lavoro, studio e cure. Il confronto con il libero mercato può offrire un elemento di analisi, ma gli obblighi di servizio pubblico devono essere valutati rispetto alla funzione che sono chiamati a garantire», sottolineano Camedda e Langiu. La FIT CISL considera necessario il richiamo dell’assessora alle penali per le cancellazioni non autorizzate: «il contenimento dei costi del carburante non può giustificare la soppressione di voli soggetti a obblighi di servizio pubblico. Chiediamo trasparenza sulle violazioni accertate, sulle sanzioni applicate e sulle misure adottate per evitare il ripetersi dei disservizi, attraverso un monitoraggio pubblico per singola tratta». La Federazione sollecita quindi un confronto urgente con Regione, gestori e istituzioni competenti. «Il progetto industriale deve prevedere organici adeguati, stabilizzazioni, formazione, sicurezza e piena applicazione dei CCNL di settore. La Regione ha indicato l’obiettivo dell’integrazione: ora deve tradurlo in impegni concreti, capaci di tenere insieme diritto alla mobilità, sviluppo dei territori e qualità del lavoro», concludono Camedda e Langiu. |
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