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Cor 15:54
“La piccola”, Porto Torres vince in appello
Il Sindaco Mulas: «una sentenza storica che apre nuove prospettive di sviluppo per la città». Ora il Comune potrà concordare con la RAS, riconosciuta proprietaria delle aree, le modalità di cessione o utilizzo degli immobili
“La piccola”, Porto Torres vince in appello

PORTO TORRES - «Una sentenza storica che rappresenta un risultato di straordinaria importanza per Porto Torres e apre la strada a nuove e concrete prospettive di sviluppo, riqualificazione e valorizzazione di un’area strategica per il futuro della città. Un pronunciamento che ci consente di guardare con fiducia alla possibilità di avviare interventi destinati a migliorare l’accessibilità, la mobilità e la fruibilità degli spazi pubblici. Si aprono, infatti, importanti opportunità di rigenerazione urbana, a partire dalla possibilità di ripensare e riorganizzare complessivamente la viabilità dell’intera area retroportuale, realizzare nuovi parcheggi a servizio del centro cittadino e del porto, riqualificare gli spazi esistenti e recuperare immobili e strutture oggi sottoutilizzati, restituendo loro nuove funzioni. L’obiettivo è ridisegnare un’area di grande valore strategico, rafforzando il collegamento tra il porto e il centro urbano e creando nuovi servizi e spazi a disposizione della comunità. Un sentito ringraziamento va all’avvocato Fabrizio Bionda, che ha rappresentato il Comune, e agli avvocati Andrea Secchi e Angela Serra, che hanno rappresentato la Regione, per il prezioso lavoro svolto e per aver sostenuto con competenza e professionalità le ragioni dei due enti».

È il commento del sindaco Massimo Mulas, che esprime, a nome di tutta l’Amministrazione comunale, grande soddisfazione per la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Cagliari sulle aree del compendio "La Piccola", che ha confermato la decisione di primo grado, dando ragione al Comune di Porto Torres e alla Regione Sardegna nella controversia con Rete Ferroviaria Italiana. I giudici hanno infatti rigettato l’appello promosso da RFI che chiedeva la condanna dell’Ente comunale alla riconsegna delle aree e al pagamento di circa 1 milione e 171 mila euro a titolo di risarcimento del danno, indennizzo o compensazione per l’occupazione dei terreni. La sentenza conferma la fondatezza della posizione sostenuta dal Comune, rappresentato dall’avvocato Fabrizio Bionda e la linea difensiva condivisa con la Regione Sardegna, rappresentata dagli avvocati Andrea Secchi e Angela Serra.

L’Amministrazione comunale, infatti, a fronte delle pretese avanzate da RFI, si era costituita in giudizio chiamando in causa la Regione contestando la legittimazione della società ferroviaria a rivendicare la restituzione delle aree, sulla base di quanto previsto dall’articolo 14 dello Statuto speciale della Regione Autonoma della Sardegna. È proprio questa disposizione, di rango costituzionale, a rappresentare il perno della decisione della Corte d’Appello. Secondo il principio richiamato nella sentenza "i beni di proprietà dello stato, strumentali a servizi pubblici rimasti di competenza statale (quale era indubbiamente nel 1948 quello ferroviario), rimangono di proprietà statale sino all’intervento di un atto di dismissione in forza del quale lo Stato (o il proprietario del bene) interrompe il nesso di funzionalità tra bene e servizio statale; a seguito dell’atto di dismissione, il bene è trasferito automaticamente al patrimonio regionale". La Corte ha quindi confermato il riconoscimento della titolarità regionale del compendio, respingendo le pretese avanzate da Rete Ferroviaria Italiana nei confronti del Comune.
Una decisione che segna un passaggio fondamentale per il futuro dell’area di circa due ettari che comprende la stazione marittima, il Museo del Porto, il parcheggio e i giardini de "La Piccola" e i capannoni rossi di via Azuni.



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