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Stefano Idili 9 marzo 2005
L’ospedalizzazione domiciliare è la soluzione per la sanità algherese
«L’ospedalizzazione domiciliare - afferma Franco Santoro, della Margherita - darebbe una seria ed adeguata risposta specialmente alla Divisione di Medicina che vive in un’autentica sofferenza dovuta a sovraccarico di ricoveri, con una dichiarata assenza di personale medico e infermieristico»
L’ospedalizzazione domiciliare è la soluzione per la sanità algherese

ALGHERO - «Si sente nell’aria la voglia di chiusura degli ospedali minori. Se si dovesse decidere di chiudere un qualsiasi presidio ospedaliero, bisognerebbe preoccuparsi di rafforzare preventivamente i servizi sul territorio e di offrire qualcosa in alternativa. Ma se l'obiettivo è risparmiare e far quadrare il bilancio, dove si troveranno i soldi per le riconversioni?». Con questo legittimo quesito Franco Santoro, portavoce del Circolo Società Civile della Margherita, apre il suo intervento in merito alla situazione della Sanità regionale e dei programmi che si stanno iniziando ad attuare in questo settore, molto delicato. «La parola chiave dovrebbe essere “ospedalizzazione domiciliare” – afferma Santoro - da definire come: assistenza con tecnologie ospedaliere portate a domicilio dallo stesso personale strutturato (per noi, chiaramente, di deve trattare di interventi con assistenza di alta qualità)». Per il portavoce del Circolo Società Civile l'obiettivo è chiaro: «dare una risposta per evitare soprattutto i ricoveri impropri (si evidenzia che un qualsiasi ricovero costa alle casse della ASL circa 500 euro), garantendo un’altissima qualità assistenziale)». Per quanto concerne l’Ospedale Civile di Alghero, Franco Santoto evidenzia che «l’ospedalizzazione domiciliare darebbe una seria ed adeguata risposta specialmente alla Divisione di Medicina che vive in un’autentica sofferenza dovuta a sovraccarico di ricoveri, con una dichiarata assenza di personale medico e infermieristico (esempio due infermieri per turno), e la conseguente carenza di qualità, in una totale promiscuità di degenti: anziani, malati terminali, infettivi, in poche stanze superaffollate». Andando nello specifico, il portavoce del Circolo Società Civile, sottolinea come sia «meno costoso e più dignitoso ricorrere all’ospedalizzazione domiciliare, integrata con l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI, già in funzione in città - chiaramente da rivedere e potenziare) soprattutto per i cronici e lungodegenti, per i malati terminali, per i pazienti con handicap particolarmente gravi, che certamente non possono essere seguiti, con la dovuta attenzione all’interno di un reparto di degenza come la Medicina». In conclusione Franco Santoro afferma che la Margherita confida nel lavoro dell’Assessore regionale alla Sanità (e del suo staff), soprattutto nello sviluppo del nuovo Piano Sanitario Regionale che interagendo con il Piano Socio-Assistenziale da poco approvato, potrà dare avvio ad una svolta nella sanità della Sardegna.
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