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S.A.
16:24
«Vergogna i pazienti lasciati in corsia»
È durissima la denuncia della CISL FP Sassari che chiede un piano di assunzioni, dopo l’ennesima segnalazione dalla Medicina Interna: 28 i pazienti ricoverati, ai quali se ne aggiungono altri 8 sistemati in barella nei corridoi
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SASSARI - «E’ una vergogna che non finisce mai. Siamo a ottobre e all’AOU di Sassari continuiamo ad assistere a pazienti anziani, fragili e affetti da pluripatologie costretti per giorni sulle barelle nei corridoi, mentre i professionisti sanitari vengono lasciati a fronteggiare condizioni assistenziali e organizzative ormai oltre ogni limite». È durissima la denuncia della CISL FP Sassari, dopo l’ennesima segnalazione dalla Medicina Interna: «ma sarebbe un errore considerare il problema circoscritto a quel reparto. Anche altre unità operative ospedaliere convivono da tempo con sovraffollamento, carenze di organico, carichi assistenziali elevatissimi e reparti costantemente sotto pressione. Non è l’emergenza di un singolo servizio: è una crisi strutturale dell’organizzazione ospedaliera».
Di più: «Nei mesi scorsi, quando denunciammo pubblicamente il sovraffollamento, assistemmo a risposte aziendali e politiche che tendevano a ricondurre il fenomeno alla stagione estiva. Oggi siamo a ottobre e quelle spiegazioni sono smentite dai fatti. Il problema era strutturale allora e lo è ancora oggi. Per quanto tempo si pensa di poter continuare a minimizzare?». La fotografia della Medicina Interna è impietosa: sono 28 i pazienti ricoverati, ai quali se ne aggiungono altri 8 sistemati in barella nei corridoi; quattro sono sottoposti a ossigenoterapia ad alti flussi, altri necessitano di ventilazione non invasiva (NIV) e viene segnalata anche la presenza di un paziente in isolamento. A fronte di tale complessità assistenziale risultano presenti appena 3 infermieri al mattino, 3 al pomeriggio e 2 durante la notte. È inoltre previsto l’arrivo di due ulteriori pazienti con condizioni di salute assai gravi, per i quali viene prospettata perfino la possibilità di una sistemazione temporanea in corridoio. «È semplicemente indegno. Non stiamo parlando di numeri, ma di persone alle quali deve essere garantita un’assistenza dignitosa e sicura. La Direzione Aziendale non può continuare a scaricare sui professionisti sanitari le conseguenze di una disorganizzazione che dura da troppo tempo» spogenao i sindacati. Secondo le stime della CISL FP, all’AOU di Sassari servirebbero nell’immediato almeno 40-50 infermieri, 25-30 OSS e 15 tecnici di radiologia, soltanto per assicurare maggiore continuità ai servizi essenziali, coprire i turni e alleggerire carichi di lavoro ormai insostenibili. Per restituire stabilità all’organizzazione, garantire riposi, ferie e diritti contrattuali e ridurre il ricorso sistematico a straordinari e prestazioni aggiuntive, il fabbisogno strutturale salirebbe a 60-65 infermieri, 40-45 OSS e almeno 30-40 tecnici di radiologia. «La misura è colma – dichiarano Antonio Monni, Segretario Generale, e Gianmario Sardu, Segretario Territoriale della CISL FP Sassari – alla Direzione Aziendale e alla Regione Sardegna chiediamo di intervenire adesso, senza ulteriori rinvii: decisioni immediate a cominciare dal potenziamento urgente degli organici nei reparti maggiormente esposti, individuazione di spazi assistenziali idonei e misure straordinarie per superare la permanenza dei pazienti nei corridoi. Serve inoltre una verifica immediata delle condizioni di sicurezza e dei carichi assistenziali, insieme a un piano operativo per la gestione dei posti letto, le dimissioni protette e la continuità assistenziale tra ospedale e territorio.Non chiediamo l’ennesimo tavolo fine a sé stesso. Pretendiamo provvedimenti concreti, tempi certi, risorse e responsabilità chiaramente individuate. Non possiamo aspettare che accada l’irreparabile. Chi governa e dirige la sanità ha il dovere di garantire condizioni dignitose e sicure per curare e lavorare. Curare nei corridoi non può diventare il modello organizzativo della sanità pubblica sassarese. La dignità dei pazienti e dei lavoratori non può più attendere». |
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