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Alguer.itnotiziesardegnaOpinioniCacciaLa caccia e gli interessi di una lobby
Stefano Deliperi 11:12
L'opinione di Stefano Deliperi
La caccia e gli interessi di una lobby
<i>La caccia e gli interessi di una lobby</i>

Niente da fare. Per una parte della classe politica italiana gli orizzonti sono proprio molto limitati. Il piccolo cabotaggio si vede dagli squisiti interessi elettoralistici delle iniziative perseguite. La caccia è uno di questi. In questi tempi di pesantissima crisi internazionale, con più fronti di guerra aperti, con difficili scenari economici e una crisi energetica galoppante, il tentativo è quello, vergognosamente fuori luogo e patetico, di approvare quanto prima i contenuti della deregulation venatoria rappresentata dal disegno di legge “Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” (disegno di legge n. 1552) a iniziativa dei senatori Malan, Romeo, Gasparri, Salviti, in sostituzione dell’attuale legge n. 157/1992 e s.m.i. Decine e decine di associazioni ambientaliste e animaliste avversano da tempo questa follìa, in contrasto con la normativa comunitaria (sono già aperte diverse procedura d’infrazione) e con il semplice buon senso. Vista la programmazione dei lavori parlamentari (l’esame è in commissione), la preoccupazione del Governo Meloni e della maggioranza che lo sostiene in questo difficilissimo momento storico sembra proprio quella ampliare tempi e modalità di caccia, nonché specie cacciabili, solo per il puro divertimento di una minoranza lobbistica. Fa il degno paio la proposta di legge regionale sarda presentata nell’ottobre 2025 dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia (F.D.I.) per l’ampliamento delle ipotesi di caccia (ambito di caccia unico esteso all’intera Isola, ampliamento delle specie cacciabili al Daino, alla Tortora dal collare orientale, al Piccione, allo Storno, ampliamento della stagione venatoria). Tanto per cambiare, nessuna parola sulla sicurezza pubblica minata dagli innumerevoli incidenti di caccia che ogni anno provocano decine e decine di morti e feriti, nemmeno una sillaba sulla responsabilità venatoria delle immissioni illegali di Cinghiali e dei conseguenti danni all’ambiente e all’agricoltura. Altro che “valorizzazione del ruolo attivo del cacciatore (vigilanza e presidio a tutela della salvaguardia della flora e della fauna)”, qui siamo ancora all’abc della convivenza civile! Per esigenze di chiarezza, Fratelli d’Italia (F.D.I.) dovrebbe decidersi a cambiar nome in Fratelli di Doppietta. Se non altro, così sarebbe evidente per l’opinione pubblica il motivo per cui non s’interessano di problemi realmente importanti per l’Italia e per la Sardegna in particolare.

*Per Gruppo d'Intervento Giuridico.



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