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A.B.
5 luglio 2007
Confermati i contratti di formazione specialistica
Quasi duecentocinquanta neomedici potranno frequentare le scuole di specializzazione. La Sardegna difende le posizioni. Impegno finanziario della Regione che raddoppia la spesa (da 5 a 10 milioni) per i contratti di formazione specialistica
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CAGLIARI – Confermato, tra Ministero e Regione, il numero dei contratti di formazione specialistica per la frequenza alle scuole di specializzazione universitaria di medicina umana ed animale. Sono, rispettivamente, 188 e 73 (di cui dieci per veterinaria). La Regione conferma il suo impegno nel favorire le specialità, strada obbligata per qualificare la sanità. Spenderà 10milioni di euro (cinque in più rispetto al passato) e il costo di ciascun contratto di formazione passerà da undicimila a venticinquemila euro lordi; un trattamento più dignitoso per l’impegnativo percorso degli specializzandi. C’è stata un’intesa, tra le due università sarde. Sassari avrà venti contratti di formazione (ne aveva ventitre) mentre Cagliari ne avrà quarantatre (ne aveva quaranta). «Un travaso, concordato – ha detto l’assessore Dirindin, in audizione alla Commissione sanità – tra i presidi di facoltà dei due atenei per risponde a una esigenza pratica: Cagliari sforna in media tra i centocinquanta ed i centosessanta medici; Sassari un centinaio. Senza specializzazione non si va da nessuna parte. Tra Regione e Ministero Cagliari arriva a centotrentotto, Sassari a centoundici. Sta meglio Sassari, nel senso che “copre” il fabbisogno formativo e consente di poter allargare l’offerta oltre la propria cerchia. La qualità della sanità è un requisito della riforma avviata con la "Legge 10" sull’organizzazione e il piano sanitario regionale. Le specializzazioni sono un aspetto fondamentale del discorso. Ma bisogna vigilare perché le scuole lavorino bene: occorrono linee guida alle quali attenersi e bisogna fissare i requisiti minimi. La Regione si impegna a farlo. La nuova generazione di medici avanza abbastanza lentamente: la media di chi va in pensione è bassa (quest’anno è stata registrata una “punta” di ottantotto). Il turn over è modesto. Meno dell’1 per cento ha più di trentacinque anni di servizio. A fronte di questo mini-esodo gli ingressi variano tra l’1,5 e il 2 per cento. Poiché la cuspide del diagramma dello stato di servizio del personale sanitario si registra nella fascia tra i dieci ed i venti anni, il boom delle uscite (circa due mila medici) si verificherà tra circa vent’anni. A quella data la sanità sarda dovrà sfornare specialisti in grado di garantire il ricambio a livelli di qualità. Ma questo è un problema che riguarderà future generazioni di consiglieri regionali e di assessori. Ciò non toglie che la marcia verso il miglioramento delle performance professionali è già iniziata. Per il momento c’è da segnalare che la Sardegna è al quarto posto nel numero di contratti di formazione specialistica regionali dopo Sicilia (duecentotre), Veneto (centottantacinque) e Campania (ottanta). «Una posizione – ha sottolineato l’assessore – che indica l’attenzione nella formazione delle nuove leve, secondo criteri che rispondono alla domanda di salute». L’onorevole Vargiu, rappresentante dei Riformatori, ha chiesto ulteriori dati disaggregati per conoscere su quali specialità sia più pressante orientare la formazione. Vi sono discipline dove c’è una carenza di specialisti (ad esempio, in anestesia e rianimazione piuttosto che in radiodiagnostica o in neurologia); ma le due università hanno collaborato (anche attraverso un protocollo d’intesa) per orientare i contratti di formazione nelle aree nevralgiche della sanità. L’assessore Dirindin ritiene che sia stato fatto un buon lavoro. L’attività delle scuole di specializzazione partirà il 31 Luglio. Eventuali borse non assegnate non rientreranno nel calderone, in vista di altre destinazioni. Si vuole mettere ordine al settore, evitando ritardi cronici (questa estate partono i corsi riferiti all’anno accademico 2006-2007). Il tentativo è di recuperare il terreno storicamente perduto per riallineare le scuole di specializzazione all’anno accademico di riferimento. Il categorico calendario d’inizio dovrebbe essere il primo passo.
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