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G.M.Z.
12:26
Posidonia, contestati i fondi
«Alghero condannata ai cumuli»
Le nuove disposizioni privilegiano il riposizionamento sugli arenili e subordinano il recupero negli impianti alle risorse residue. Nel mirino l’impianto di San Marco, realizzato con quasi 7 milioni di euro di investimenti pubblici. Proteste di Noi Riformiamo Alghero e Fratelli d’Italia
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ALGHERO – Quasi sette milioni di euro di investimenti pubblici per realizzare un impianto destinato al recupero della posidonia e della sabbia, ma le nuove disposizioni regionali rischiano di limitarne l’utilizzo. È il nodo sollevato dopo la deliberazione della Regione Sardegna del 28 ottobre scorso, che per il triennio 2026-2028 stanzia 700mila euro all’anno per la gestione della posidonia spiaggiata, privilegiando la movimentazione temporanea e il riposizionamento sugli arenili. Il conferimento agli impianti di recupero viene invece finanziato soltanto in presenza di eventuali risorse residue. Una scelta che appare in contraddizione con gli investimenti sostenuti dalla stessa Regione per realizzare infrastrutture dedicate al trattamento della posidonia. È il caso dell’impianto di San Marco, ad Alghero, progettato per recuperare la sabbia, separare plastiche e materiali estranei e valorizzare la componente vegetale, con una capacità di trattamento di circa 20mila tonnellate annue. Il progetto, sostenuto nel precedente mandato amministrativo dall’allora assessore all’Ambiente Andrea Montis e avviato attraverso un accordo sottoscritto nel 2020 dall’Amministrazione Conoci con Provincia e Consorzio industriale, ha beneficiato di circa 5 milioni di euro di fondi PNRR per l’impianto principale e di ulteriori 1,875 milioni stanziati dalla Regione per l’area di messa a riserva, destinati al Consorzio Industriale Provinciale di Sassari.
Sulla vicenda intervengono il coordinamento di Noi Riformiamo Alghero (maggioranza) e Fratelli d’Italia (opposizione), che contestano l’impostazione della delibera regionale e chiedono un cambio di rotta. Secondo le due forze politiche, subordinare il finanziamento del trattamento negli impianti alla disponibilità di risorse residue rischia di penalizzare proprio quei territori che hanno investito in sistemi di economia circolare. Noi Riformiamo Alghero evidenzia anche le difficoltà autorizzative e gestionali che ancora impediscono alla struttura di San Marco di esprimere pienamente le proprie potenzialità. Da qui la richiesta di un maggiore accompagnamento da parte degli uffici regionali, con una collaborazione istituzionale orientata a rendere operativa l’infrastruttura. Nel documento viene richiamato l’Ordine del giorno n. 84/XVII, approvato dal Consiglio regionale il 12 agosto 2026, che impegna la Giunta a prevedere criteri di premialità per i Comuni che adottano sistemi sostenibili di gestione della posidonia, valorizzando il recupero della sabbia e la separazione di plastiche, microplastiche e altri materiali. Un indirizzo che, secondo il coordinamento, rischia di essere disatteso dalle nuove modalità di ripartizione delle risorse. Fratelli d’Italia punta invece l’attenzione sulle ricadute per le spiagge algheresi, dove gli accumuli di posidonia possono raggiungere anche i due metri di altezza. L’ex sindaco Mario Conoci richiama la necessità di conciliare tutela ambientale, fruibilità degli arenili e interessi turistici, contestando un sistema che rischia di riproporre proprio quelle criticità che l’impianto avrebbe dovuto contribuire a superare. Il partito chiama in causa anche il sindaco Raimondo Cacciotto e il consigliere regionale Valdo Di Nolfo, che aveva sottoscritto l’Ordine del giorno n. 84, presentato dalla consigliera di Fratelli d’Italia Francesca Masala e finalizzato a chiedere ulteriori cinque milioni di euro per il recupero della sabbia e la valorizzazione della posidonia.
Le richieste convergono sulla necessità di rivedere i criteri regionali e garantire risorse adeguate al funzionamento dell’impianto. Noi Riformiamo Alghero sollecita inoltre un confronto tra Regione, Comune, amministrazioni del territorio e Città Metropolitana di Sassari, affinché San Marco possa diventare una struttura di riferimento per l’intero Nord Sardegna. Il coordinamento avverte anche che un eventuale inutilizzo o sottoutilizzo dell’investimento, dovuto a ritardi o responsabilità amministrative, potrebbe richiedere un approfondimento da parte degli organi competenti, a partire dalla Corte dei Conti. La questione, dunque, va oltre la contrapposizione politica. Da una parte c’è la necessità di preservare la funzione naturale della posidonia nella protezione delle coste dall’erosione; dall’altra, quella di gestire gli accumuli laddove la loro permanenza non risulti compatibile con le caratteristiche dei litorali e con la fruizione delle spiagge. L’impianto di San Marco rappresenta un investimento strategico per affrontare entrambe le esigenze. Il rischio, evidenziato dalle forze politiche intervenute, è che un’infrastruttura realizzata con ingenti risorse pubbliche finisca per non trovare le condizioni economiche e amministrative necessarie a funzionare. Nella foto: l’ex sindaco Mario Conoci (Fratelli d’Italia) con Andrea Montis, ex assessore all’Ambiente, nel direttivo di Noi Riformiamo Alghero
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