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Antonio Sini 19 febbraio 2005
Arriva Soru, il non politico forse scomodo
Al Miramare protagonisti quelli che la politica la fanno da sempre, i giovani assenti, soffocati da un ambiente che non arretra di un millimetro al fascino del potere
Arriva Soru, il non politico forse scomodo

ALGHERO - Arriva Soru ad Alghero, tutti da Soru, per sentire, per approvare, per dissentire. Al cinema Miramare ieri sera c’era una presenza di gente molto variegata, politici interessati, ambientalisti, semplice gente accorsa per ascoltare il Soru pensiero. Non è stato un dibattito sulla “legge salva coste”, ma un incontro con la gente per sentire umori e non solo. Il popolo di centro sinistra presente in massa, ma anche dal centro destra c’erano osservatori non disinteressati. Ma chi si spettava “botti” da Soru è rimasto parzialmente deluso: niente di nuovo all’orizzonte, confermato quanto già si sapeva. Bocce ferme, la regione prepara i Piani Paesaggistici Territoriali. Spazio alle persone che hanno preso la parola per parlare a una platea attenta e gasata. Provoca i politici locali Luciano Deriu, affermando che ad Alghero la costa non è stata saccheggiata perché in città c’è il cane dell’ortolano: non mangia e non fa mangiare. Tanti saluti a chi ha lottato a livello locale sia sul fronte politico che ambientalista! Ci pensa Alfonsino Ibba a ricordare i passaggi storici che hanno impedito il sacco delle coste, scaldando la platea. Acuto di Carlo Sechi che ricorda a tutti che Alghero il suo P.U.C lo aveva adottato, ma che potentati locali lo hanno affossato. Soru prende la parola alla fine della serata, dopo tre ore abbondanti di ascolto attento verso tutti. Soru tocca le corde dei sentimenti Sardi e sardisti, dell’identità, della nostra storia, della nostra civiltà, insomma dell’orgoglio di essere sardo, dove non ci si può permettere di “svendere “ i gioielli di famiglia, cioè i nostri litorali incantevoli.
Ma noi in questo frangente non vogliamo entrare nel merito dell’intervento del nostro Presidente della regione, lo fanno abbondantemente i colleghi nelle altre pagine, a noi preme in questo frangente rimarcare un fatto che comunque non può passare inosservato all’occhio attento dell’osservatore. Nella sala del Miramare c’erano pochissimi giovani, le nuove generazioni sono troppo lontane da questo mondo. Il motivo di questa grave defezione non è di facile lettura, interessa aspetti culturali, sociologici di costume. Ancora si sono visti protagonisti quelli che la politica la fanno da sempre, i giovani sono costretti a un ruolo marginale, soffocati da un ambiente che non arretra di un millimetro al fascino del potere. Se al posto di Soru, sul tavolo della presidenza, ci fosse stato un altro avremmo potuto affermare “deja vu”. Ma siccome da decenni ormai osserviamo attoniti il divenire delle cose di casa nostra, affermiamo ancora una volta che c’è bisogna di dare spazio ai giovani, soffocati a un ruolo marginale di meri portatori d’acqua. Ma da queste parti non si intende delegare a nessuno, non si intravedono elementi di rottura con il passato, tutto è continuo e contiguo al passato, c’è solo opera di restauro di facciata, si cambiano le collocazioni, le “case” di appartenenza, ma le persone alla fine sono sempre le stesse. Un pregio o un difetto? Dipende dai punti di vista. Oggi Soru, per molti, rappresenta il nuovo, e chissà quanto “reggerà” alle pressioni dei potentati politici e delle grandi lobby di potere, Lui che parla alla gente con una semplicità disarmante, a braccio, non in politichese, tutto teso ad esaltare l’orgoglio di essere sardo. E per una volta, forse, senza dare conto a padroni lontani, oltre Tirreno.
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