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Red 3 ottobre 2019
Marino di Alghero: sale operatorie chiuse
Regione assente. «Continua incessante lo stillicidio che sta causando il depauperamento della sanità territoriale». Vista la situazione, il segretario territoriale della Cisl Fp Sassari Antonio Monni commenta: «Sanità algherese: ancora tagli»
Marino di Alghero: sale operatorie chiuse

ALGHERO - Le sale operatorie dell'Ospedale Marino di Alghero sono chiuse ed il segretario territoriale della Cisl Fp Sassari Antonio Monni interviene per commentare la situazione della sanità nel nord ovest della Sardegna: «Continua incessante lo stillicidio che sta causando il depauperamento della sanità territoriale».

«Al di là delle motivazioni (giuste o sbagliate che siano), con la nota del direttore del Presidio ospedaliero unico Alghero/Ozieri, assistiamo all'ennesimo atto di chiusura di pezzi importanti della sanità del nord sardegna, il cui dispositivo dichiara sospese le attività delle sale operatorie del plesso ospedaliero dell'ospedale Marino di Alghero, a causa delle precarie condizioni di sicurezza. Stiamo parlando – sottolinea il segretario dell'Organizzazione sindacale - di un importantissimo presidio che con tre sale operatorie, ma che nei fatti ne vengono utilizzate solo due, si garantiscono interventi di Otorino, oculistica, urologia, Ootopedia e/o traumatologia».

«In questi casi, purtroppo, a farne le spese sono certamente gli algheresi e i cittadini del circondario, che, inevitabilmente, saranno costretti a rivolgersi altrove per essere curati, ma la cosa più grave è che si continua a guardare l'ospedale di Sassari come “contenitore” dove dirottare tutto ciò che il territorio non è più in grado di offrire, condizione per cui il sovraffollamento delle corsie ospedaliere genera tutta una serie di problematiche, i cui riflessi non solo incidono sui tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie, ma anche sull'efficacia ed efficienza delle stesse. Più volte ed in più occasioni, come Sindacato, abbiamo segnalato e denunciato situazioni analoghe, ma senza essere ascoltati. La politica regionale deve passare dalle parole ai fatti – chiosa Monni - basta proclami, se davvero si vuole cambiare il modello fallimentare dell'azienda unica, si deve fare subito ed in fretta, altrimenti la chiamata alla mobilitazione del territorio sarà il prossimo obiettivo del sindacato».
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