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S.A. 9:45
Venerdì 30 ottobre sciopero a Sassari
Il comunicato di lancio dello sciopero generale previsto per venerdì 30 ottobre a Sassari proclamato a livello statale dall’ Unione Sindacale di Base
Venerdì 30 ottobre sciopero a Sassari

SASSARI «Mentre il governo italiano impegna risorse miliardarie nell’economia di guerra e nella spesa militare, la Sardegna continua a pagare il prezzo più alto di un rapporto di subalternità politica, economica ed energetica con lo Stato centrale e con i grandi interessi finanziari dell’élite italiana e mondiale». Con queste parole i promotori annunciano le ragioni di fondo della manifestazione prevista per venerdì 30 ottobre a Sassari, con partenza da in Via Turati alle ore 9:30.
L’iniziativa non vuole configurarsi soltanto come una tradizionale astensione dal lavoro e dallo studio, ma come un vero e proprio «atto di rottura contro la nostra condizione subalterna».

Nel manifesto diffuso in vista della mobilitazione, vengono puntati i riflettori su una serie di vertenze strutturali che vanno contestualizzare le cause del sottosviluppo del contesto sardo: dalle fabbriche di bombe e le industrie inquinanti al colonialismo energetico, dall’occupazione militare al lavoro povero e alla disoccupazione. Il testo denuncia inoltre la grave carenza di servizi essenziali come sanità e istruzione, l’emergenza abitativa legata alla turistificazione, l’emigrazione e lo spopolamento, fino ai fenomeni di folklorizzazione e marginalità della lingua e cultura sarda. Secondo i promotori, la depressione economica vissuta nell’isola non è un effetto collaterale delle crisi economiche, ma dalla funzione che ha la Sardegna nel contesto statale italiano. Nel mirino non c’è infatti solo lo Stato centrale, ma anche le giunte regionali sarde che di qualsiasi colore politico: secondo il comitato promotore, esse operano di fatto come classi dirigenti «comode e subordinate, vassalle degli interessi estranei a quelli del Popolo», riducendo la Sardegna a terra di conquista.

Lo sciopero del 30 ottobre viene dunque presentato come «una buona occasione per protestare contro caro vita e caro benzina, per portare in piazza le rivendicazioni del nostro popolo chiamando a raccolta un fronte ampio di individui e realtà che condividono l’obiettivo unitario di troncare le catene che costringono la nostra terra ai margini della storia». Un appello che guarda al futuro con l’obiettivo di un riscatto sociale, economico e culturale della Sardegna che arriva da: Gioventude Noa de Sardigna - USB Sardegna - CDEPS - Assemblea studenti per la Palestina - A Foras, contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna - Resiste Sassari - Centro Studi MamaTerra - Sardegna Rossa - Ponti No Muri - ARCI Nord Sardegna - MOS Movimento Omosessuale Sardo - TI-DE teatro - GenerAlternative - Eemergency - Circolo PRC Lidia Menapece - Comitato Fermiamo la Guerra Sassari



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