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Giusy Piccone 5 luglio 2019
L'opinione di Giusy Piccone
Su Res publica, Zoffili ignora il progetto
<i>Su Res publica, Zoffili ignora il progetto</i>

Leggendo le dichiarazioni di Zoffili, la prima cosa che viene in mente è che non conosca il progetto e che si sia limitato a passar davanti al Distretto della creatività. Dal 2016 ad oggi, non ho cambiato idea su quanto fatto. Resto convinta dell’innovatività del bando e soprattutto dell’idea di Distretto. Pur consapevole delle criticità, oggi come allora, resta un esperimento unico nel suo genere, osservato anche a livello nazionale, era prevista ad esempio una visita dell’Università di Torino nel mese di luglio, poichè siamo oggetto di studio in un'analisi di tutti i casi di utilizzo dei beni comuni in Italia.

Di fatto, gli spazi non sono stati affidati a nessuno in particolare, ma a tutti i soggetti in possesso di determinati requisiti che ne hanno fatto richiesta per collaborare, condividere quell’area e trasformarla in un laboratorio progettuale multidisciplinare. Ancora oggi penso che il tema cruciale sia l’innovazione sociale. Definiamo innovazioni sociali le nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che soddisfano dei bisogni sociali e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni. In altre parole, innovazioni che sono buone per la società e che accrescono le possibilità di azione per la società stessa. All’origine dei processi di innovazione esistono richieste ed esigenze sociali esercitate dall’esistenza di bisogni insoddisfatti, come (nel caso specifico) l’esigenza di luoghi di incontro, di aggregazione, dove sviluppare creatività.

Quando la politica non risponde a queste esigenze, solitamente la comunità si organizza per soddisfare i bisogni o per ottimizzare l’utilizzo delle risorse. Questo vuoto politico apre il campo alle risorse e alle forze del privato sociale, all’imprenditorialità dal basso, alle comunità di cittadini che si organizzano. Alla fine, è accaduto proprio questo. Le pratiche di innovazione sociale non solo rispondono in modo innovativo ad alcuni bisogni, ma propongono anche nuove modalità di decisione e di azione. C’è stata un'opera di riappropriazione dei luoghi e di valorizzazione degli stessi, con alcune forme non sempre condivise, ma c’è stata. L’ex caserma è diventato luogo d’incontro, luogo d’aggregazione e di interazione. Ancora oggi, se dovessi scegliere tra il modello di socialità di Piazza dei Mercati e quello di Piazza Pino Piras non ho alcun dubbio, sceglierei quest’ultimo.

* ex consigliere comunale Alghero
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