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Red 12 novembre 2020
Il fashion isolano vuole reagire al Covid
Crescono le imprese, ma l’annullamento di sfilate, cerimonie ed eventi mette a dura prova il sistema. «Le realtà innovano e conservano il valore artigiano, ma hanno bisogno di sostegno da parte della Regione Sardegna. Necessari stanziamenti ad hoc», dichiarano il presidente e il segretario della Confartigianato Sardegna Antonio Matzutzi e Daniele Serra


CAGLIARI - Il sistema della moda della Sardegna tenta di reagire alla furia distruttrice del Covid-19, ma le imprese sarde cominciano ad accusare le difficoltà di un mercato con sempre meno sbocchi e dei sostegni statali assenti nel decreto Ristori bis. E dire che i numeri del settore isolano, fino a giugno, erano in crescita: si partiva dalle 325 unità del 2019 per arrivare alle 336 del 2020, con le artigiane che da 270 arrivano a 273, offrendo lavoro a 755 addetti, di cui 547 nelle realtà artigiane. Infatti, quello che produce capi di abbigliamento, accessori, gioielli e scarpe è ancora un comparto vivo, che prova a reagire cercando nuove, e alternative, fette di mercato. Ma il vero problema ora è la mancanza di sfilate, manifestazioni, eventi e cerimonie, iniziative internazionali ed export per un settore che 2018, solo verso i mercati esteri, piazzava un controvalore di oltre 22milioni di euro. I numeri del fashion sardo sono stati analizzati nel rapporto elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato imprese Sardegna sui dati Istat 2020, dal titolo “Imprese e artigianato della moda in Sardegna”.

Nella distribuzione territoriale, 104 realtà, di cui ottantaquattro artigiane, operano nel nord dell'Isola, nei territorio di Sassari-Gallura. Nella provincia di Cagliari sono novantasei le attività, settantasei le artigiane; segue Nuoro con sessantuno (quarantanove), il Sud Sardegna con quaranta (trentadue artigiane), chiude Oristano con trentacinque (trentadue). Come dimostrano la realtà della Sardegna, il sistema moda territoriale è rappresentato da una vasta rete di piccoli artigiani, che dal disegno al taglio realizzano capi unici. Da sempre, la ricetta vincente è stata quella di presentarsi sul mercato con creatività e qualità, soprattutto per contrastare la concorrenza da parte di aziende che utilizzano il brand “artigianale”, quando di fatto si tratta di prodotti importati o realizzati in serie. «E’ innegabile come la crisi economica, conseguente alla difficile lotta al Coronavirus, stia lasciando pesanti segni sul sistema delle imprese – commentano Antonio Matzutzi e Daniele Serra, presidente e segretario della Confartigianato imprese Sardegna – tante imprese ci segnalano difficoltà sempre più crescenti dovute alle restrizioni e al distanziamento sociale e quindi alla possibilità di non riuscire a presentare le proprie produzioni. Nella moda, infatti, il contatto sociale e le “sensazioni” rappresentano la parte fondante di un settore nel quale le emozioni vincono e convincono».

«Il mancato inserimento di queste imprese nel decreto Ristori bis è un danno tangibile e importante che si sta facendo a un settore che garantisce fatturati importanti, posti di lavoro e immagine della Sardegna e dell’Italia nel mondo – sottolineano presidente e segretario – crediamo che il Governo della Sardegna debba prendere atto della grave crisi anche di questo settore, come è avvenuto per altri. Per questo sono necessari provvedimenti urgenti, immediati ed efficaci, ovvero appositi stanziamenti che sostengano il comparto in modo concreto». Secondo l’analisi della Confartigianato Sardegna, l’annullamento, o il restringimento, delle cerimonie, degli eventi e della maggior parte delle iniziative, sta creando un contesto sempre più sfavorevole per la ripresa del settore; ed è con tali difficoltà che le imprese devono, quotidianamente, confrontarsi per continuare a lavorare, per garantire i posti di lavoro e gli stipendi ai dipendenti. «Dopo il lockdown, la voglia di ricominciare dei nostri stilisti artigiani, di aprire i laboratori e ricominciare a creare, è stata tanta, cosi come è stata tanta la volontà di mostrare l’eccellenza delle loro creazioni – continuano Matzutzi e Serra - però, purtroppo, ci arrivano anche segnalazioni di imprese che fanno i conti con i mancati incassi di quei mesi, che per le piccole imprese pesano come macigni. In più, è forte la preoccupazione per l’annullamento di tutta una serie di eventi che pregiudica la ripartenza del settore. Alcune sono anche in difficoltà per aver effettuato investimenti, come l’acquisto di nuovi locali, che ora devono tenere chiusi».

Infatti, la cancellazione, o lo slittamento, di questi appuntamenti, che presentano una significativa concentrazione nella primavera, sta pesantemente riducendo le vendite al dettaglio e l'attività di
sartoria: nel trimestre tra aprile e giugno, nella media degli ultimi cinque anni, si celebra un terzo (32,6percento) dei matrimoni. Inoltre, nei mesi scorsi, l’interruzione delle filiere del settore, in particolare di quelle lunghe, ha comportato carenze negli approvvigionamenti e negli scambi, soprattutto transfrontalieri, di semilavorati. Sono cadute le vendite al dettaglio, con l’azzeramento della domanda delle collezioni primaverili. E' stato registrato un calo del fatturato più marcato del calo della produzione, con la conseguente creazione di scorte che, in questo settore, perdono rapidamente di valore. Purtroppo, la lenta ripresa del commercio al dettaglio non riesce a compensare questa criticità. Pesanti sono risultati essere anche la rarefazione dei pagamenti relative alle forniture dei primi mesi dell'anno, l’aumento dei tempi di pagamento e gli insoluti, tutti fattori che hanno acuito la crisi di liquidità che ha interessato tre imprese su quattro. Alcune hanno reagito alla turbolenza di mercato anche diversificando la produzione, realizzando così mascherine e camici. Questo efficace riposizionamento richiede velocità di decisione, flessibilità e adattamento, caratteristiche tipiche della micro e piccola impresa. «Per ovviare a questi fattori negativi, molte aziende hanno trovato nuove modalità di presentazione dei prodotti nel Mondo – riprendono presidente e segretario – organizzando per esempio sfilate virtuali, e diversificando le vendite, attraverso l’uso più intenso del commercio via internet ma sempre conservando la propria artigianalità».
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