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Red
20 aprile 2008
Alghero come il Quirinale: «Per la Liberazione solo l'Inno d'Italia»
Mentre il nome di Alghero è battuto da numerosi quotidiani nazionali per il caso "Bella Ciao", il sindaco spiega i motivi che hanno portato alla esclusione della canzone dal cerimoniale per i festeggiamenti della Liberazione dal nazifascismo. Applausi da Alleanza Nazionale
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ALGHERO - Il divieto di suonare in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile la storica "Bella Ciao", diventa un caso nazionale. Prime pagine di giornali nazionali, radio, televisioni e numerosi siti si occupano da ieri del "Caso Alghero". Il sindaco Marco Tedde, in una lettera indirizzata al deputato uscente Elias Vacca, precisa i motivi che hanno portato all'esclusione dal cerimoniale cittadino per la ricorrenza della Liberazione dal nazifascismo di "Bella Ciao". «La canzone non è prevista dal cerimoniale da qualche anno - ricorda Tedde - da quando, l’Amministrazione ha deciso di attribuire maggiore solennità alla celebrazione, sulla scorta dell’insegnamento del Presidente Ciampi che a partire dal 25 aprile 2003 decise di tenere la cerimonia nel cortile d’onore del Quirinale, dando alla ricorrenza alto valore nazionale e lasciando fuori dalla porta dispute e contrasti. Al Quirinale non si suona Bella Ciao ma solo l’Inno di Mameli». Il motivo è di facile intuizione secondo il sindaco: il ricordo del 25 aprile deve essere una festa unitaria, non un momento di contrapposizione e polemiche. «Una data che unisce, non che divide». La festa della Libertà fu un fatto corale, di massa, così come la Resistenza era stata un evento molto pluralista nelle sue componenti, scrive Tedde. «Contro una causa sbagliata combatterono le Forze Armate italiane rimaste fedeli allo Stato, affianco all’Italia Democratica e con la stessa Resistenza, che ebbe una pluralità di manifestazioni: dal comportamento dei nostri militari all’azione delle formazioni partigiane (ma non solo di queste), alle battaglie combattute dal corpo di liberazione. Pluralità sta a a significare che fu un intero popolo, nelle sue varie componenti, a scrivere la pagina della Liberazione». «Questo, caro Elias, è il pensiero di Ciampi, non di Marco Tedde. Questo, caro Elias, è il motivo per cui il ritornello "Fratelli d’Italia" cantato con passione e trasporto è l’unico adatto a rappresentare il significato di questa festa di altissimo valore nazionale». Poi il sindaco va all'attacco e si chiede per quale motivo l'onorevole algherese non abbia sollevato questa polemica negli anni scorsi. «Il fatto che solo oggi ti sia accorto che il nostro cerimoniale non prevede l’esecuzione di Bella Ciao fa riflettere sulla strumentalità dell’iniziativa, avviata in un momento in cui probabilmente è politicamente opportuno svolgere una funzione catalizzante dell’area politica cui tu appartieni». La lettera conclude con l'invito a confrontarsi con i problemi reali degli algheresi, «di sicuro non proverei il disagio che ora provo nel dover discutere sul perché il nostro cerimoniale cerca di conformarsi a quello della nostra Repubblica». Nella querelle nazionale si inserisce anche il circolo “Giorgio Almirante” di Alleanza Nazionale di Alghero che, per bocca del suo presidente Marco Caracciolo, esprive viva approvazione per la censura di "Bella Ciao". «Una decisione coraggiosa - si legge in una nota - che va nella direzione di una pacificazione nazionale e nel superamento degli effetti della tragica guerra civile che ha insanguinato l’Italia».
Nella foto la "Banda Dalerci" di Alghero |
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