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Red
22 aprile 2008
Ancora polemiche sul 25 aprile: «L’unico che divide è Marco Tedde»
Polemiche infinite per la ricorrenza della Liberazione dal nazifascismo. Antonello Cabras punta il dito contro la decisione del sindaco di Alghero
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ALGHERO – Mentre ad Alghero è stata annunciata l'organizzazione di un "Controcorteo", parallelo alla cerimonia ufficiale prevista alle ore 10 di venerdì 25 aprile, dove dal Palazzo Civico di via Columbano partirà il corteo che renderà omaggio, con la deposizione delle corone d’alloro, al monumento in memoria delle Vittime Civili di Guerra, al monumento in memoria degli Aviatori, al Monumento in memoria dei Marinai ed al Monumento dei Caduti, non si placano le polemiche. Soprattutto sui giornali e siti internet, dove la decisione del Sindaco di Alghero di vietare alla banda Dalerci di suonare l’inno partigiano in onore della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, il 25 Aprile, fa davvero eco. A fare notizia sono i numerosissimi commenti politici. Il segretario regionale del Partito Democratico Antonello Cabras stigmatizza la decisione di Marco Tedde, e ritiene che «l’unico a provocare divisioni sia proprio il sindaco di Alghero con la sua decisione. Non è certo negando alla banda di suonare una canzone che appartiene al patrimonio culturale nazionale che si possono risolvere i problemi. “Bella Ciao” appartiene a tutta Italia. Con il suo comportamento Tedde anziché invitare al dialogo non fa altro che creare contrapposizioni tra le forze poliche». E’ drastico il senatore di uscente Mauro Bulgarelli: «Mi sembra una scelta assurda. Il 25 aprile inaugura una fase nuova nella storia di questo paese e coincide con il ritorno alla democrazia dopo la barbarie nazifascista. È un evento costituente, e pertanto dovrebbe essere condiviso da tutti i cittadini, in particolare da quelli che ricoprono cariche istituzionali, ai quali vorrei ricordare che la resistenza è stata innanzitutto una lotta popolare, che ha vinto grazie al sacrificio di migliaia di uomini e donne. Un'epopea che una canzone come "Bella ciao" rievoca con grande intensità e tramanda di generazione in generazione, tanto da essere entrata a far parte della memoria collettiva e dell'identità di questo paese». Il coordinamento provinciale dell’Italia dei valori, invece, ritiene «la scelta di non far suonare alla banda cittadina le note di Bella ciao indica quale rilievo il sindaco della città catalana attribuisca all’evento della Liberazione dal nazifascismo, evento che è costato la vita di tanti italiani, e quanto democratica sia la sua linea politica». Dal coordinamento fanno notare al sindaco che la sua decisione ha l’unico risultato di creare divisioni e steccati di cui nessuno, a più di 60 anni di distanza, sente la necessità. «Che ogni evento venga celebrato nelle ragioni per cui è stato istituito», precisano con forza.
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