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1 maggio 2008
Continua a far discutere il monumento ai caduti
Interviene l’ex-consigliere comunale Tonio Bassu
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ALGHERO – Continua a far discutere il monumento ai caduti della seconda guerra mondiale nella cui lapide sono riportati insieme, soldati di leva, partigiani e soldati della repubblica sociale italiana, quella fantoccio dei burattini di Hitler, con la rispettiva indicazione di appartenenza, ma anche qualificati tutti come persone "che donarono la vita perché l’Italia fosse libera e giusta". Dopo Cecchini, Sau e Di Nolfo, ad intervenire è l’ex-consigliere comunale Tonio Bassu. Fu proprio lui nel dicembre 2003 a presentare in Consiglio l’ordine del giorno che promosse ed infine consentì la realizzazione della lapide contestata.
Lapide ai caduti algheresi della II^ Guerra mondiale Ho letto con dispiacere e stupore la lettera aperta che il prof. Cecchini ha scritto in occasione del 25 aprile, stigmatizzando che nella lapide ai caduti algheresi della II^ Guerra Mondiale sono riportati i nomi di 5 militari della Repubblica Sociale Italiana. Intervengo anch’io, a pieno titolo, nella discussione sorta in conseguenza di tale lettera, in quanto da Consigliere Comunale, in data 12.3.2003, ho presentato in Consiglio l’ordine del giorno che promosse ed infine consentì la realizzazione della lapide in argomento. Al riguardo ritengo opportuno fornire alcuni elementi oggettivi al dibattito, tralasciando inopportune e fuorvianti posizioni ideologiche: l’elenco ufficiale degli 83 militari algheresi caduti è stato fornito al sottoscritto dal Ministero della Difesa ed in esso sono compresi i 5 soldati della R.S.I., senza alcuna discriminazione rispetto agli altri, tra cui 3 partigiani, per cui sarebbe da ritenere illecito e mistificante per chiunque cancellare qualcuno da quella lista; nella mia relazione introduttiva dell’ordine del giorno che tenni in Consiglio Comunale il 29.3.2003, ho fatto presente che dopo 60 anni era giusto onorare tutti i nostri concittadini caduti, compresi quei 5 Repubblichini i quali, probabilmente in buona fede e senza la possibilità di parlare con il senno del poi, volontariamente o costretti dalle circostanze, hanno ritenuto di seguire Mussolini che, per 20 anni, ha rappresentato l’unico riferimento ideologico per gran parte della gioventù italiana; l’ordine del giorno e quindi le motivazioni che lo sostenevano, è stato approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale, ottenendo quindi il consenso esplicito dei rappresentanti della Sinistra. Personalmente sono orgoglioso che la lapide sia stata finalmente collocata e non mi disturba affatto la didascalia che la accompagna, in quanto mi commuove che l’82° nominativo è quello di mio zio TILLOCA Antonio, sommergibilista, morto in Africa il 25 aprile del 1943 (guarda caso proprio un 25 aprile) all’età di 21 anni. In pratica è nato e morto sotto il regime fascista, non ha conosciuto la democrazia, la scuola più “alta” da lui frequentata è stata la V^ elementare al terzo piano del “Sacro Cuore”, non c’erano giornali liberi, la radio era quella del Regime, tutto inneggiava al pensiero unico e Mussolini era idolatrato e dipinto come capo infallibile. Questo era il prototipo dei giovani soldati italiani dell’epoca e quindi, partendo da queste basi culturali e sociali, come si può pretendere che si opponessero consapevolmente al regime fascista se non avevano conosciuto nient’altro?; come si può pensare che respingessero la cartolina precetto della Repubblica di Salò capeggiata da quello che per un ventennio era stato il Duce incontrastato d’Italia? Siccome non stiamo parlando di gerarchi fascisti o nazisti, sarebbe opportuno, quando si tratta di semplici soldati morti, mettere una pietra sopra alle polemiche, oppure una lapide, per rispetto anche dei congiunti rimasti, della realtà storica in cui i fatti sono accaduti e della pietà umana che è dovuta cristianamente anche ai vinti. Tonio Bassu |
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