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Red 5 maggio 2008
Monumento ai Caduti: Cecchini tende la mano a Bassu
Monumento ai Caduti: Cecchini tende la mano a Bassu

ALGHERO - Continua a far discutere il monumento ai caduti della seconda guerra mondiale nella cui lapide sono riportati insieme, soldati di leva, partigiani e soldati della repubblica sociale italiana, quella fantoccio dei burattini di Hitler, con la rispettiva indicazione di appartenenza, ma anche qualificati tutti come persone "che donarono la vita perché l’Italia fosse libera e giusta". Dopo la lettera aperta di Cecchini al sindaco Marco Tedde e l'intervento dell'ex-consigliere comunale Tonio Bassu, primo firmatario per la realizzazione a Porta Terra della lapide ai Caduti della Seconda Guerra Mondiale, clima più disteso con la replica di Bibo Cecchini a Bassu.


Stimato Tonio Bassu,
ho molto apprezzato la sua lettera e ne condivido l'ispirazione.
Forse non sono riuscito a spiegarmi e la ringrazio di darmi l'occasione e l'opportunità di farlo.
Non ho mai messo in discussione la pietà e il rispetto che si deve a tutti i caduti. L'ho scritto esplicitamente, ma evidentemente non sono riuscito ad essere chiaro. Molte città italiane hanno un monumento ed una lapide ai caduti nella seconda guerra mondiale.
E quindi nulla ho da ridire sulla sua iniziativa e non mi meraviglia che una decisione di questo tipo abbia trovato un consenso unanime in Consiglio Comunale.
Quello che non trovo opportuno è il contenuto della dedica: "donarono la vita perché l'Italia fosse libera e giusta".
E anche l'indicazione dell'affiliazione.
Una lapide che (come ne ho lette tante in molte parti d'Italia) avesse l'elenco di tutti i caduti (senza distinzioni e senza appartenenze) e che recitasse ad esempio "Alghero memore ai suoi caduti" sarebbe equa, saggia, pietosa e rispettosa della verità storica.
Questa lapide, il cui contenuto non mi risulta sia stato approvato dal Consiglio (questo è quanto mi dicono alcuni Consiglieri, ma posso sbagliarmi), dice un'altra cosa, non vera e – a mio avviso – grave.
La pietà non può alterare i fatti: battersi per la giustizia e la libertà è una cosa diversa che subire una cartolina precetto, è una scelta, che era difficile e pericolosa; non possiamo condannare chi non è riuscito a farla e tutti meritano la nostra pietà. Ma la liberazione d'Italia e un paese "libero e giusto" lo dobbiamo a chi quella scelta l'ha fatta.
Mio padre che non era antifascista attivo, ma – come molti – si adattava al fascismo senza amarlo, è stato fatto prigioniero sul Don, ha fatto quattro anni di prigionia e per fortuna è tornato vivo in Italia.
Poteva morire congelato o se fosse tornato in Italia durante la guerra chissà che scelte avrebbe fatto o avrebbe potuto fare.
Può capire dunque se non condivido il dovere del ricordo dei caduti e dei dispersi. E quanto profondo sia il mio disprezzo per chi in Russia lo ha mandato, chi ha dichiarato la guerra, chi ha spinto quei giovani a mettersi al fianco di Hitler; e quanto grande sia la mia gratitudine per coloro che hanno combattuto contro il fascismo e il nazismo.
Mi spiace non essere d'accordo con lei sino in fondo, capisco la sua amarezza e mi spiace averla causata, ma credo che, tra persone civili, sarà possibile opportuno ed utile discutere e ragionare, con pacata fermezza.

Grazie davvero.

Cordiali saluti.

ABC



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