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Stefano Campus
Dirigente Sinistra Federalista Sarda-Democratici di Sinistra 7 luglio 2004
Quale sarà il futuro della sanita’ nel territorio di Alghero?
Uno dei prossimi impegni del neo Presidente Renato Soru e della maggioranza di centro sinistra in Consiglio Regionale è quello della “riforma” del servizio sanitario regionale
Quale sarà il futuro della sanita’ nel territorio di Alghero?

Il recente dibattito sulla riorganizzazione sanitaria di questo territorio si è basato prevalentemente sulla proposta d'istituzione di un'azienda mista costituita dal Policlinico Universitario e Ospedale Marino di Alghero (oltre che dall'Azienda ospedaliera SS. Annunziata), un “contenitore” sino ad oggi privo di contenuti poiché non da risposte concrete per una più efficiente organizzazione sanitaria.
Tale proposta se si limita ad una semplice indicazione generica circa la presenza o meno dei due ospedali di Alghero all’interno dell’azienda mista” o all’Azienda Sanitaria SS. Annunziata e non tiene conto delle reali esigenze sanitarie degli algheresi e della popolazione dell’intero territorio, diventa un'inutile disquisizione fuorviante che ha obiettivi diversi che non sono quelli della tutela della salute del cittadino.
Il protocollo di intesa tra Regione e Università, infatti, sembrerebbe caratterizzato dalla tutela degli interessi corporativi degli Universitari a discapito del personale ospedaliero e da ragione a chi, da tempo, non condivide la proposta di inserire gli ospedali algheresi all’interno dell’azienda mista, poiché si determinerebbe un “monopolio professionale universitario”.
Una vera riforma, pertanto, non può basarsi solamente sulla tutela della carriera professionale di un'elite o sulla sostituzione dei Direttori Generali e della Dirigenza, ma passa attraverso una reale riorganizzazione dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali, partendo innanzitutto dalle esigenze sanitarie della popolazione, dalla razionalizzazione dei servizi esistenti adeguandoli, quindi, alle attuali emergenze epidemiologiche della popolazione sarda.
A tal fine è necessario ridurre gli sprechi di risorse umane e finanziarie, creare servizi più rispondenti agli interessi generali, procedendo a tal fine anche a trasformare, in accordo con le Istituzioni locali, i servizi sanitari presenti nel territorio. ( ad esempio, sono più utili alle esigenze della popolazione le due chirurgie generali di Ittiri e Thiesi con annesse sale operatorie, o quei servizi insufficienti, inadeguati e necessari, quali i servizi specialistici di base, quelli di emergenza, a favore dei malati terminali, degli affetti da patologie oncologiche e cardiovascolari, di assistenza domiciliare integrata a favore della popolazione anziana, dei reparti di lunga degenza e di riabilitazione, di residenze sanitarie assistenziali?).
Il controllo della spesa sanitaria, una vera emergenza della nuova Giunta regionale, dipende dalla qualità del management sanitario ed amministrativo e passa, soprattutto, attraverso un monitoraggio sulla qualità dei prestatori di beni e servizi alle aziende sanitarie sarde e sulla comparazione dei relativi costi, e richiede delle scelte che indichino in maniera chiara delle priorità.
L’ipotesi, pertanto, di un aumento delle aziende sanitarie sarde (una per le otto province, più le due aziende miste, più le aziende ospedaliere si arriverebbe alle ex 22 USL) va contro ogni logica di razionalizzazione della spesa e della qualità dei servizi da erogare: infatti è più utile per la collettività incrementare il numero dei direttori generali e quindi la spesa dei relativi compensi, o potenziare, ad esempio, i servizi sanitari e trasformare i posti letto per i “post-acuti”,notevolmente carenti nel territorio regionale?.
Un altro aspetto, che nel passato è stato oggetto di scontri istituzionali fra Presidente della Provincia di Sassari ( Soddu) e Direzione Generale della ASL ( Carta), è quello relativo alla trasparenza e conoscenza dei bilanci delle ASL, che dovrà avvenire attraverso una consultazione ed un'attiva partecipazione degli Enti locali nella predisposizione dello strumento di programmazione sanitaria, assegnando ai presidi ed ai distretti i relativi “ budget” ed affidandone la gestione ai responsabili dei centri di costo, attuando in tal modo il reale e non fittizio, decentramento amministrativo e contabile previsto dalla legge.
Ritengo, pertanto, che le decisioni su questo importante settore dovranno tendere alla realizzazione di un sistema sanitario che risponda più alle esigenze della popolazione sarda e sempre meno alle "spinte" corporative ed alle lobbie della sanità pubblica e privata, superando la gestione del “quotidiano” e clientelare.
Un compito arduo e difficile quasi utopistico da realizzare, ma la “scommessa” politica della nuova coalizione guidata da Renato Soru o si caratterizza per le scelte coraggiose e di reale cambiamento che sarà in grado di attuare, oppure sarà anche questa esperienza destinata a far parte del voluminoso archivio delle “delusioni”.
A questa scommessa partecipa con un ruolo primario tutto il gruppo dirigente congiuntamente al rinnovato gruppo in Consiglio Regionale della Sinistra Federalista Sarda-D.S. e a questo compito ci sentiamo tutti impegnati in prima persona.
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