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Vanni Masia
Rappresentante eletto nella R.S.U. 2 settembre 2004
Sanità, il vento sta cambiando
Il nuovo assessore regionale alla sanità sembra voler attuare il controllo e verifica delle attività e dei risultati di ogni singola azienda, nonché il blocco di tutto ciò che vi è di superfluo o scandaloso
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Tralasciando l’ormai frase detta e ridetta: “manca un Piano Sanitario Regionale”, voglio, come rappresentante della R.S.U., dare un mio contributo per disegnare un quadretto abbastanza conosciuto della sanità algherese. Le Azienda Usl sono Aziende il cui prodotto è la salute, si può benissimo dire che:
Al cittadino-utente interessa che il prodotto gli sia fornito in fretta (efficienza), che sia di buon gradimento (efficacia), al minor costo possibile (economico) La valutazione dei risultati diviene dispositivo centrale dell’efficienza dell’Azienda USL. Ma queste parole sembrano arabo. Oggi nulla può essere accettato sfuggendo alla domanda: “a cosa serve, quale beneficio consegue, quanto costa?”. Analizzando l’esistente ci si deve porre una domanda: Esiste una pianificazione sanitaria aziendale e chi ha il compito di pianificarla? La pianificazione strategica è compito della Direzione Aziendale (viene utilizzato un termine tecnico PAL –Piano Attuativo Locale- che molti, anche tra il personale altamente qualificato non sa cosa sia); il PAL non è altro che l’atto di programmazione con il quale le Aziende USL definiscono gli obiettivi ed i risultati che intendono conseguire attraverso le azioni, i progetti e le attività da realizzare, sempre nei limiti delle risorse disponibili e dei vincoli di pareggio di bilancio. E tra le altre cose, il PAL, dovrebbe definire: i volumi complessivi di attività e prestazioni relativi alla domanda ed ai programmi assistenziali; possibile istituzione di nuove strutture; i posti letto disponibili per ciascuna struttura di ricovero, distinti per prestazioni di ricovero ordinario o in day-hospital o in day-surgery (non sono prodotti della Findus); il quadro complessivo dei tempi di attesa per l’erogazione delle prestazioni distinti per U.O. e tipologia di prestazioni; il fabbisogno di personale, suddiviso per ciascuna area organizzativa, voglio ricordare che è da molto che si richiede la rideterminazione della dotazione organica. Tutto ciò deve essere prodotto in quanto il Piano Attuativo Locale (PAL) è un obbligo dell’Azienda, la quale deve predisporre le linee generali e sottoporle all’attenzione della Conferenza dei Sindaci e delle OO.SS. maggiormente rappresentative. Cosa del tutto disattesa in questa azienda. La Regione doveva disciplinare anche le modalità di vigilanza sulle ASL, nonché di valutazione dei risultati delle stesse prevedendo la partecipazione della Conferenza dei Sindaci. Infatti il Sindaco o la Conferenza dei Sindaci nel caso di manifesta inattuazione nella realizzazione del P.A.L. può o possono chiedere, alla Regione, di revocare il Direttore Generale. Ma queste sono utopie, mi correggo erano utopie, sembra che il vento stia cambiando, verso una direzione giusta. Finalmente oggi il nuovo assessore regionale alla sanità, sembra voler attuare quello che ho sempre dichiarato pubblicamente ed in tutti i comunicati stampa: controllo e verifica delle attività e dei risultati di ogni singola azienda; blocco di tutto ciò che vi è di superfluo o scandaloso; peccato sia arrivata con qualche anno in ritardo. Oggi si grida allo scandalo se vengono bloccate degli atti deliberativi in cui si va a istituire delle Unità Operative senza esservi un piano aziendale. Però nessuno ha gridato allo scandalo quando i massimi dirigenti della ASL e dell’Assessorato regionale continuavano imperterriti a dichiarare: cioè che tutto andava bene. Nessuno, al di fuori del sottoscritto ha mai chiesto pubblicamente come mai i locali dove era situata la piscina del reparto di Fisioterapia e Recupero Funzionale (unica in Sardegna, ma mai utilizzata) sia stata completamente coperta per ottenere una sala convegni? Si è gioito quando è stata inaugurata l’Unità Operativa di Oculistica (inizialmente con tre medici e nessun infermiere ed ancora oggi senza ausiliari) che viaggia con tempi assurdi dalle ore 08.00 alle ore 16.00 dopodichè il nulla; ma ci si è chiesti perché l’oculistica? Nessuno si chiede perché non vi è stata nessuna pressione per riattivare L’Unità Complessa di Urologia, che ormai viaggia a ritmi altissimi; Nessuno si chiede come mai l’Unità Operativa di Ostetricia ha un numero di medici (10) pari alla Medicina, Urologia messi insieme, eppure ha un carico di lavoro bassissimo (un tasso di occupazione di posti letto che si aggira intorno al 10%) con uno spazio che occupa tutto un piano; lo stesso spazio in cui sono presenti (nel piano superiore): urologia, otorino. Arriviamo alle note dolenti: Medicina, Oncologia e Cardiologia: anche in questo caso nessuna pianificazione: reparto di Medicina (che comprende ambulatorio di Oncologia e ambulatorio di Diabetologia) carico di lavoro alle stelle : 9 medici e 26 infermieri. In realtà i medici presenti, nei due reparti (uomini e donne) sono 6, più 1 che fa riferimento all’oncologia e 2 che fanno riferimento alla diabetologia. Oncologia che ancora oggi, nonostante l’enorme incremento di pazienti (purtroppo), rimane relegata in uno spazio angusto, con il medico costretto a fare da spola tra l’ambulatorio ed i turni massacranti del reparto. VERGOGNA Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (stanza dislocata nel reparto di Medicina) non è stata mai utilizzata VERGOGNA. Arriviamo ad un’altra vergogna la Cardiologia: ancora oggi questa struttura semplice opera quasi come un ambulatorio, evidenziando che rimane aperto dalle ore 8 alle 20 e poi guai avere problemi cardiologici, perché il malato cardiopatico per l’ospedale di Alghero non esiste più; Altra vergogna è la poca attenzione dedicata alla sicurezza dei locali, ed all’aggiornamento del personale: sicurezza: il sottoscritto a suo tempo aveva denunciato lo stato di abbandono dei locali dove si trova il Centro Trasfusionale; fatti dei lavori di ristrutturazione, si era portato avanti un progetto che avrebbe dovuto ristrutturare il sottopiano dell’edificio centrale (il sottopiano dello stabile in cui è dislocato l’ospedale civile ha dei locali i cui soffitti sono sorretti da pali in ferro, una gran parte del corridoio centrale sta crollando ed è visibile da tutti) per potervi sistemare il Centro trasfusionale ed altri ambulatori, e contemporaneamente risanare il sottopiano; tutto ancora fermo nella scrivania del direttore generale (si pensa che il progetto di risanamento sia stato pagato fior di quattrini) ma non importa; i famosi crediti formativi obbligatori che il personale deve conseguire durante l’arco dell’anno sono a discrezione del personale stesso, infatti vediamo molti dipendenti che pur di ottenere i crediti partecipano a dei corsi che niente hanno a che vedere con il loro ambito lavorativo; tra un po’ vi saranno corsi organizzati anche dalla Ferrero o dalla Palmolive (tanto per dirne una) e una parte del personale parteciperà; al contrario chi veramente vuole partecipare a dei corsi specifici per il loro tipo di specialità o di reparto in cui svolge la propria attività è, talvolta costretto ad indebitarsi per poter conseguire i crediti. Questa è la realtà odierna. Ma questo è tutto relativo perché l’importante è che all’utente si renda disponibile l’oculista, il ginecologo, ecc. L’obiettivo di tutto ciò dovrebbe essere quello di razionalizzare l’organizzazione sanitaria; il giusto controllo di spesa dovrà garantire che non possano ipotizzarsi penalizzazioni di settore a scapito di altri, per coprire inefficienze e sbagli nella programmazione e gestione del sistema. Per cui è necessario rivedere l’attuale logica collocazione delle risorse lasciando sì autonomia alle aziende ma non autarchia. In breve sintesi il vero nocciolo della questione è poi questo, per far luce ci vuole l’opera di un potere politico, che deve imparare più sollecitamente a trasformare le potenzialità, che sono tante, in reali attualità di cambiamento. Ed è per questo chiedo al neo consigliere regionale On. M. Bruno (facente parte della Commissione Sanità) che si impegni affinché l’assessore alla Sanità possa fare una visitina nella nostra città per poter tastare con mano la situazione e sentire dal vivo l’opinione degli operatori. Benvenuto assessore regionale alla Sanità. |
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