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Antonio Sini
14 settembre 2009
La sanità, la politica e lo spoil system
Il manuale Cencelli, mai abbandonaato ritorna in auge soppesando dividendi da distribuire: è il bottino di guerra
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ALGHERO - E ci risiamo. La Sanità sarda si trasforma in terreno di scontro fra le opposte fazioni politiche. Oggi a gridare allo scandalo sono gli esponenti all’opposizione, Pd e gli altri, che vedono nei programmi del centro destra sardo un colpo di mano tendente alla mera spartizione di poltrone. La sanità (e non solo) è il “bottino di guerra” da spartire. E il manuale Cencelli, mai dimenticato ritorna in auge soppesando dividendi da distribuire. Ma il tutto non ci meraviglia più di tanto.
Allo stesso modo si era gridato allo scandalo, con rumore fragoroso, quando Renato Soru volle fortemente in Sardegna Nerina Dirindin per mettere ordine a un pianeta “fuori controllo”. La sanità Sarda fu affidata a “una straniera” con le conseguenti nomine miste di Direttori Generali indigeni e provenienti d’oltre Tirreno. La battaglia fu furibonda, è l’avversione agli “intrusi” fu quasi quotidiana. Oggi dopo che il centro destra ha vinto le elezioni regionali, mette in campo lo spoil system, un’aberrante pratica ( copiata ) in cui le forze al governo nominano propri “fiduciari” nei posti che contano. Così subito si nomineranno i Commissari delle Asl, poi a seguire i Direttori Generali di Asl e Aziende miste. Insomma il bottino va ai vincitori e ai vinti non rimane che urlare sperando di conservare qualche “fortino” che rischia di cadere sotto i colpi di una voracità insaziabile. Ma il tutto non ci meraviglia. Oggi sta succedendo quello che è stato cinque anni fa, una sorta di gioco delle parti scontato. Quello che invece è passato inosservato, colpa del gran fragore causato dai partiti fuori dai palazzi, sono state le nomine di dirigenti, capi di dipartimento che hanno sicuramente promosso qualcuno e adombrato altri, forse più meritevoli e preparati. E le referenze da dove sono arrivate? C’è o no lo zampino dei partiti e delle appartenenze politiche? E mentre assistiamo attoniti alla gran bagarre, le riflessioni si accavallano sino a provare una grande rabbia. Perché mai la politica diventa così invasiva, al punto da screditare Direttori Generali, Amministrativi, Sanitari, che hanno dato nel corso della loro nomina prova di capacità gestionale e grande rispetto delle cosa pubblica? La sanità dev’essere strappata allo strapotere della partitocrazia. La salute degli individui, l’organizzazione dei servizi, dei distretti sanitari e degli ospedali, non può essere gestita e spartita come bottino di guerra. E si ha voglia di dire che al centro c’è l’uomo, i suoi bisogni, qua l’uomo e i suoi bisogni arrivano sempre dopo. Dopo gli interessi spiccioli di un sistema che non ne vuol sentire di morire ma neanche lontanamente di cambiare. Oggi la sanità, domani gli entri territoriali, dopodomani le province, la politica allarga i tentacoli del potere sino a soffocarne l’azione quotidiana. Una politica invasiva, invadente e arrogante, capace, questo si, di gridare solo quando viene toccata da vicino, quando vengono messi in discussione i “santa santorum” intoccabili, e tutto si vede in funzione clientelare. E ci risiamo, come in un film già visto. |
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