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red 18 novembre 2004
Stella Nascente, a rischio la normale attività del servizio di oncologia
Un ulteriore taglio del personale medico aumenta il disagio nell’attività oncologica e crea una situazione ancora più drammatica
Stella Nascente, a rischio la normale attività del servizio di oncologia

Il Movimento Politico Arcobaleno di Stella Nascente denuncia il verificarsi di una grave situazione che mette a rischio la normale attività del servizio di oncologia nel reparto medicina dell’ospedale civile di Alghero. Ombretta Armani, infatti, portavoce del movimento politico Arcobaleno di Stella Nascente, ha voluto sottolineare, anche durante il consiglio comunale, che «il grave deficit di personale medico e paramedico, l’inidoneità degli spazi a disposizione, la totale mancanza di privacy, la mancanza di precisi canoni di sicurezza nel modo di operare sono tutti elementi dell’oncologia algherese già evidenziati dal Movimento Arcobaleno di Stella Nascente in diverse occasioni. Ora un ulteriore taglio del personale medico aumenta il disagio nell’attività oncologica e crea una situazione ancora più drammatica. L’oncologia disponeva di due medici di cui uno impegnato nel reparto 2 o 3 giorni a settimana e uno sempre presente che garantiva la continuità terapeutica nel servizio. Il secondo medico -denuncia Ombretta Armani- è stato attualmente comandato nella divisione medicina e rimane nel servizio oncologia solo nei giorni in cui manca il primo medico. Ciò rende ancora più esasperata la situazione dell’oncologia, servizio che pur vedendo un aumento notevole del numero dei pazienti, ora si vede privato di un medico».
La portavoce del Movimento politico sottolinea anche che l’utilizzo di uno dei due sanitari in organico nel reparto di medicina non permetterà l’apertura del servizio di oncologia durante il pomeriggio per garantire l’assistenza nei casi di eventuale tossicità dei farmaci antitumorali e anche l’eventuale turnazione di altri medici non garantirà la continuità terapeutica perché è necessario essere a conoscenza di tutto l’iter sanitario di ciascun ammalato, iter che solo i due sanitari del servizio possono conoscere.
«E’ probabile –si legge nella nota- che già dal mese di dicembre il personale non sia più in grado non solo di fare i necessari rientri serali per le tossicità, ma neanche il follow up (la normale attività di controllo); inoltre dal 2005 potrebbe verificarsi una riduzione di tutta l’attività oncologica perché è impensabile che un solo medico, tra l’altro a mezzo servizio, possa seguire i numerosi pazienti (oltre700), considerando anche il fatto che spesso gli stessi medici sono costretti a svolgere attività infermieristiche quando per ferie o malattia viene a mancare un’infermiera. Attualmente infatti lavorano nel servizio solo due infermiere professionali (una di queste andrà in pensione a febbraio) che devono effettuare i prelievi, diluire e somministrare i farmaci rispettando le norme della protezione ambientale, provvedere allo stoccaggio e smaltimento dei residui di farmaci antitumorali, assistere i malati durante la visita, assistere i malati durante le numerose manovre invasive, oltre che occuparsi di tutta la parte amministrativa (rispondere al telefono, fissare gli appuntamenti, programmare le visite,curare gli archivi)».
Il movimento quindi ritiene ingiustificato lo spostamento di un medico che opera da tempo in oncologia.
«Riteniamo che il paziente oncologico –conclude Ombretta Armani- abbia diritto ad una assistenza qualificata da parte di medici che diventino persone conosciute che aiutino l’ammalato ad acquisire fiducia e sicurezza, cosa che non può verificarsi se il paziente vede sempre nuovi volti e nuovi camici. Pertanto è urgente ed immediato avere risposte ma soprattutto soluzioni al problema gravissimo del reparto oncologia il che vuol dire, quanto prima, adeguamento del personale medico e paramedico corrispondente alle esigenze del servizio, se tale deve essere considerato, da chi a questo è preposto ed adeguatamente retribuito, al fine di porre fine a situazioni inaccettabili in una società che pretende di essere definita civile».
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