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Red 30 luglio 2019
Dopo le ultime iniziative che hanno visto compattamente tutti gli schieramenti politici, Roberto Frongia e Maria Antonietta Mongiu, a nome di tutte le componenti intendono aprire l’interlocuzione con l’Europa
Insularità: il Comitato chiama Sassoli


CAGLIARI - Nelle diverse stagioni che hanno connotato il percorso del Comitato promotore e del Comitato scientifico per il riconoscimento del principio d’insularità in Costituzione l’obiettivo che tutta la comunità regionale vuole ottenere non sembra irraggiungibile. Dopo le ultime iniziative che hanno visto compattamente tutti gli schieramenti politici, senza gerarchie e primogeniture, e le loro rappresentanze istituzionali; rappresentanze del mondo del lavoro, datoriale e sindacale; autorevoli esponenti della ricerca, delle professioni, della Pubblica amministrazione, della cultura, dello sport, dello spettacolo, dell’associazionismo, Roberto Frongia e Maria Antonietta Mongiu, a nome di tutte le componenti intendono aprire l’interlocuzione con l’Europa.

«Aprire un tavolo con l’Europa, dopo le comunicazioni con il presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Stefano Borghesi è l’ulteriore passo che, a nome della comunità regionale e in particolare di quanti hanno firmato la proposta di legge di iniziativa popolare, intendiamo compiere, attivando l’interlocuzione col presidente del Parlamento europeo onorevole David Sassoli, che abbiamo invitato in Sardegna affinchè il tema dell’insularità sia il focus che riassuma le tante problematiche e i diversi dossiers sulla nostra Isola, aperti e mai arrivati al traguardo - hanno affermato Frongia e Mongiu - perché le criticità dell’isola derivano dalla discontinuità territoriale rispetto al continente europeo e dalla non applicazione dell’art. 174 del Tfue». Per i promotori, tornare a calcare il terreno europeo sul tema dell’insularità in questa stagione assume un significato assai differente rispetto al passato. Intanto, va sottolineata la trasversalità e la compattezza nella proposta, ma insieme la presa d’atto del ritardo dell’Europa su un tema così importante che attiene i diritti dei singoli e dei popoli che compongono l’Unione europea e che, evidentemente, non godono delle stesse pari opportunità ed insieme delle classi dirigenti sarde che sul tema nel passato sono state assai evasive.

«Le isole d’Europa non comprese in quelle ultraperiferiche hanno diritto finalmente a veder riconosciuta la loro situazione di svantaggio strutturale con l’applicazione dell’art. 174 del Tfue. L’ultraperificità non attiene infatti soltanto la matericità delle distanze chilometriche, ma qualcosa di più profondo e strutturale derivante dalle differenti condizioni storiche di partenza, nel passato ed oggi, nelle diverse nazioni di appartenenza - affermano Frongia e Mongiu - Ecco perché nei diversi documenti ed iniziative, cospicue sono state le riflessioni sull’idea di sviluppo che le attuali classi dirigenti sarde intendono proporre per il futuro dell’Isola visto che quella del passato si intende superata e non soddisfacente a leggere gli sconfortanti dati relativi all’occupazione, alla natalità, all’istruzione, alla sanità ecc. Richiedere l’inserimento del principio di insularità in Costituzione e l’applicazione dell’art.174 del Tfue significa contestualmente e necessariamente interpellare chiunque svolga un ruolo se effettivamente svolga la funzione conseguente, assumendosene senza alibi tutta la responsabilità. Questo fanno le vere classi dirigenti e solo così possono richiedere pari opportunità fin qui negate.Ecco perché i promotori oltrechè contattare i massimi vertici nazionali ed europei continueranno ad organizzare iniziative in diversi centri della Sardegna, perché ogni proposta nasca nella condivisione della Comunità regionale per quella che è ormai la battaglia dei sardi».

Nella foto: David Sassoli
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