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A.B.
25 marzo 2010
iRS: «Università allo sfascio»
Ornella Demuru, coordinatore nazionale del partito iRS, interviene sul momento delle università italiane
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CAGLIARI – «Irs esprime piena solidarietà ai ricercatori universitari dell’ateneo cagliaritano che da diversi mesi portano avanti una impegnativa protesta contro l’ultimo ambiguo progetto ministeriale di riforma universitaria. Protesta che sfocerà fra breve nell’astensione totale dall’insegnamento». Questo l’inizio dell’intervento di Ornella Demuro, coordinatore nazionale del partito, che ha ricordato i prossimi passi della rivolta dei ricercatori per il prossimo anno accademico 2010-2011 all’Università degli Studi di Cagliari, spiegati e argomentati da alcuni ricercatori ospiti al Centro di Attività iRS di Cagliari dove hanno avuto modo di esprimere in un incontro pubblico con attivisti e simpatizzanti le loro istanze e le forme future che la loro protesta assumerà.
«L’ennesima riforma accademica – spiegano - attraverso un disegno di legge (noto anche come Ddl Gelmini), presto al vaglio del parlamento italiano, prevede ingenti tagli di fondi a tutte le università, ma non solo, sancisce inoltre “la definitiva messa ad esaurimento della figura del ricercatore a tempo indeterminato” figura che verrà sostituita da un ricercatore, ma stavolta a tempo determinato per tre anni, rinnovabili di soli altri tre. Tenendo conto che i ricercatori cagliaritani costituiscono il 40percento dell’intero corpo docente e che professionalmente non sono obbligati a tenere lezioni in quanto il proprio ruolo non lo prevede, hanno stabilito che dall’anno prossimo si dedicheranno solo all’attività di ricerca per cui sono pagati e per cui vengono valutati». Stando a quanto dichiarato durante l’incontro, «la conseguenza principale per i giovani sardi sarà una migrazione di massa verso gli atenei italiani, se non quando per tanti sardi una totale rinuncia allo studio universitario a causa degli oneri economici che comporta un trasferimento in Italia. Questo generale flop di immatricolazioni 2010-2011 rischia così di paralizzare la didattica universitaria riducendola alla casualità della sopravvivenza di alcuni corsi e alle singole docenze dei professori ordinari che rappresentano il 60percento del corpo docente attuale e che fra breve si ridurrà ulteriormente a causa dei pensionamenti per i quali non è previsto nessun nuovo inserimento». Irs ritiene doveroso e immediato l’intervento della Regione Sardegna nelle figure del presidente della Giunta e dell’assessore alla Pubblica Istruzione, così come già fatto egregiamente dalla Provincia autonoma di Trento che per salvaguardare sia l’offerta formativa, sia i propri studenti, sia la società trentina tutta, ha stabilito di sostenere la propria università attraverso un impegno costante di investimenti e di collaborazione politica economica attraverso, e propri fondi, e precisi progetti europei. |
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