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Gianni Marti 18 marzo 2005
Morire da vecchi nell’indifferenza all'ospedale di Alghero
Vanna Pintus scrive una lettera nella quale denuncia un comportamento “indifferente e fastidioso” da parte dei medici che hanno seguito la madre ricoverata per una broncopolmonite nell’ospedale di Alghero
Morire da vecchi nell’indifferenza all'ospedale di Alghero

ALGHERO - Un triste episodio è capitato alcuni giorni fa nell’ospedale civile di Alghero. A raccontare l’accaduto è Vanna Pintus, che ha trascorso gli ultimi giorni in ospedale con la madre dove ha potuto fornirle quell' assistenza che «la struttura sanitaria non può o non vuole prestare a persone anziane e non autosufficienti».
Il desiderio della signora Pintus è raccontare l’accaduto nella speranza che questo possa, in qualche modo, contribuire ad evitare che tali situazioni si ripetano. «Mia madre - silegge nella lettera di Vanna Pintus - ricoverata per un episodio di broncopolmonite, è stata convenientemente curata per tale patologia, tanto che, dopo una decina di giorni di ricovero, a fronte di evidenti miglioramenti, ci era stata prospettata la possibilità di un suo imminente ritorno a casa. Successivamente è intervenuta una palese ed imprevista riduzione della sua capacità di reazione e tale stato, non solo non è stato direttamente percepito (o quantomeno palesato) dai medici, ma neppure mi pare sia stato convenientemente analizzato, contrastato o spiegato dopo la segnalazione dei familiari.
Tanto che la morte – prosegue la lettera - è sopraggiunta, per me che quotidianamente la assistevo, quasi inaspettata. So di non avere conoscenze mediche che mi consentano di sostenere l'inadeguatezza delle cure ricevute da mia madre, così come so che la sua età avanzata e altre patologie ormai croniche che la affliggevano possono da sole giustificarne la morte».
La signora Pintus aggiunge, poi, che la madre era ricoverata in un camerone con sei posti letto (che spesso diventavano sette, per ricoveri "provvisori" in lettiga) occupati, tutti e sempre, da persone anziane e/o con patologie gravi che, nella maggior parte dei casi, richiedevano la presenza costante di familiari o affezionate badanti.
La presenza di tali persone, estranee alla struttura sanitaria, mi è apparsa indispensabile per l'inadeguatezza degli organici del personale infermieristico. Di tale presenza beneficiano, sostiene Vanna Pintus, anche i degenti più sfortunati e, pertanto, privi di un dedicato supporto familiare o parainfermieristico.
«Ciononostante, almeno uno dei medici ha dimostrato nei loro (nostri) confronti un malcelato fastidio, tanto che le rare visite notturne nelle stanze del reparto mi sono sembrate interessate - più che a verificare lo stato di salute dei pazienti - ad accertare che familiari e badanti non traessero qualche ora di -indebito riposo, magari utilizzando giacigli di fortuna. Di una diligenza pari a quella posta nelle - forse necessarie - attività di ordine e di controllo temo di non potere dare atto al personale medico del reparto in termini di tempestività diagnostica e di sollecitudine a fronte delle richieste di intervento e di informativa da parte dei familiari. Ritengo però – si legge a conclusione della lettera - che sia mio diritto, e forse anche mio dovere, manifestare la sensazione che io ho provato di un'assistenza medica minimale, eccessivamente rassegnata e formale, che ha indegnamente accompagnato gli ultimi giorni di una vita che io so essere stata meritevole di ben altra attenzione per la ricchezza di sentimenti ed il fattivo impegno che sempre l'hanno caratterizzata».
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