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Red 23 marzo 2020
Covid-19, infermieri uniti: così non va
Prosegue la querelle tra mondo politico e lavoratori del settore sanitario. Ecco la dichiarazione congiunta del presidente degli Ordini delle professioni infermieristiche di Cagliari Pierpaolo Pateri, di Sassari Piero Bulla, di Oristano Raffaele Secci e di Nuoro Roberto Sogos


CAGLIARI - «No, così non va. Non è accettabile che si pretenda dalla componente infermieristica disponibilità, abnegazione, silenzio e poi si venga attaccati e tacciati di essere preoccupati rispetto a proposte lavorative quantomeno discutibili, e tra l’altro considerati irresponsabili (perché sostenere che il contagio non sia avvenuto nell’assistenza diretta significa considerare di fatto un professionista irresponsabile nella sua condotta). È di poche ore fa la notizia di un reclutamento di figure mediche da parte della Protezione civile, con un trattamento ben diverso da quello proposto alla parte infermieristica. Non è certamente questo il momento di innescare o alimentare battaglie di nessun tipo, ma come professionisti ci sentiamo ancora una volta vilipesi da chi ha il dovere di riconoscere il sacrificio e la professionalità messa in campo al servizio dell’intera comunità. Il merito non lo si riconosce solo con una pacca sulla spalla e tantomeno lo pretendiamo con l’essere definiti “eroi”, tanto più oggi dove si prende atto della proposta fatta ad un’altra categoria sanitaria, paragonata alla cifra una tantum (100euro) prevista per gli infermieri in servizio nel mese di marzo». Inizia così la dichiarazione congiunta del presidente degli Ordini delle professioni infermieristiche di Cagliari Pierpaolo Pateri, di Sassari Piero Bulla, di Oristano Raffaele Secci e di Nuoro Roberto Sogos.

«Forse è aumentato il rischio o il bisogno di una sola categoria? Forse è più elevato il rischio in una categoria piuttosto di un’altra? Ancora oggi in questa situazione dobbiamo accettare passivamente di essere discriminati in questo modo? O forse chi ha la barra del timone per condurre la barca, in questo momento, dove tutti indistintamente siamo dentro, ha per un attimo dimenticato che esistiamo o, peggio ancora, non vuole consapevolmente rendersene conto? Come infermieri abbiamo sempre sostenuto che nell’immediato l’unico pensiero fosse l’emergenza Covid-19 e ne siamo ancora convinti: ma non permettiamo che ci si tratti da servi silenziosi. A livello regionale si è più volte manifestata la disponibilità alla collaborazione nel coordinamento della attività delle professioni infermieristiche. Non è arrivata nessuna risposta. Quello che sta avvenendo - sottolineano Pateri, Bulla, Seccin e Sogos - è sotto gli occhi di tutti: i pazienti che necessitano di assistenza sono sotto la responsabilità diretta dell’infermiere (e questo lo sostiene la norma), ma soprattutto a dimostrazione che la stessa professione va gestita e coordinata da infermieri che negli anni hanno sviluppato competenze e formazione per farlo».

«Ripetiamo, in questa fase non ci si aspettava ringraziamenti ma quantomeno considerazione, e mai attacchi gratuiti su questa o quella preoccupazione. Poter pensare che un qualsiasi professionista possa mettersi a disposizione essendo considerato come l’ultimo dei sacrificabili denota poca conoscenza rispetto alle responsabilità e dei rischi a cui è esposto, ma soprattutto al suo percorso formativo che lo porta ad essere professionista della salute intellettuale e, rimarchiamo, responsabile dell’assistenza infermieristica. Già, parliamo di rischi – spiegano i quattro presidenti dell'Opi - gli infermieri si dice, sono preoccupati. Certo che sì, come tutti del resto, ma con una differenza: forse perché non sono messi nella condizione di prestare assistenza nella condizioni di sicurezza dovute e previste? Forse perché la poca informazione genera disinformazione e incertezza?».

«Chi non vive le situazioni odierne nelle varie realtà regionali non può avere la percezione dei pensieri di chi giornalmente deve comunque prendersi cura dei “suoi” pazienti, consapevole di non essere messo nelle condizioni di poterlo fare nel miglior modo possibile e in completa sicurezza. Con nessun intento polemico ma sempre con atteggiamento collaborativo (lo dobbiamo ai cittadini e a noi stessi come professionisti), continuiamo a sostenere che si stanno cercando delle soluzioni con gli stessi strumenti con cui si son creati i problemi. Per concludere, e anche questo lo dobbiamo come rappresentanti di Ordine ai nostri iscritti: garantiamo che passata la fase critica ci sarà molto da discutere sui modi con cui si è affrontata l’emergenza. Ai colleghi un abbraccio virtuale, ai cittadini l’appello consueto ma mai cosi importante: aiutateci ad aiutarvi, state a casa», concludono Pierpaolo Pateri, di Sassari Piero Bulla, di Oristano Raffaele Secci e di Nuoro Roberto Sogos.
Commenti
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