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Villanova, il tesoro delle erbe selvatiche
Successo al Nuraghe Appiu per il primo appuntamento delle “Giornate del cibo” promosse dalla Proloco di Villanova Monteleone: il connubio tra i percorsi botanici e gli itinerari archeologici diventa risorsa per il territorio

VILLANOVA MONTELEONE - Con 2500 specie di piante native, la Sardegna ha un tesoro naturale che per millenni ha fornito alimentazione, tessuti, coloranti, medicine, materiali per realizzare manufatti. Ed è proprio alle “Erbe spontanee”, quelle edibili e quelle non commestibili ma utilissime, che a Villanova Monteleone è stato dedicato il primo appuntamento delle “Giornate del cibo”, in un contesto storico e ambientale di pregio come quello del Nuraghe Appiu.
Dopo il saluto del presidente della Proloco, Pietro Fois e l’intervento introduttivo del comunicatore enogastronomico Tommaso Sussarello, il gruppo di appassionati arrivato da tutto l’hinterland ha preso parte a un’immersione nella natura, tra panorami mozzafiato e pregevoli testimonianze archeologiche. La visita guidata condotta dall’archeologa Alessandra Succu è stata alternata dall’intervento magistrale di Emanuele Farris, docente dell’Università di Sassari e presidente della sezione sarda della Società Botanica Italiana. «Dopo gli anni ‘50 e ‘60 – ha spiegato Farris – si è avuta una fortissima erosione delle antiche usanze, quindi anche la perdita delle conoscenze nell’utilizzo delle piante. Il riavvicinamento degli ultimi anni significa riscoprire le radici, ma può aprire anche a interessanti prospettive di tipo imprenditoriale».
La mattinata è proseguita con il laboratorio del giornalista enogastronomico Giovanni Fancello, esperto di erbe officinali. Sono ventotto quelle presentate sul tavolo, tra le quali “su fìlighe”, “sa feruledda”, che hanno mille usi di cui si è persa conoscenza. Servivano per pulire i forni del pane o per filtrare il latte dopo la mungitura. E ancora “sa lua”, utilizzata per cacciare le anguille quando ancora nuotavano nei fiumi della Sardegna. «Quello delle erbe è un patrimonio che l’isola ha sempre utilizzato e oggi stiamo perdendo – ha detto Fancello – e un’occasione come questa vuol dire rivalutarle, riscoprirle, perché la natura ci offre tutto ciò che ci serve, la natura ci aiuta».
Dalle erbe e i pascoli del territorio alla produzione delle eccellenze casearie il passo è breve. L’evento è proseguito con la preparazione dal vivo di formaggio e di ricotta, dalle mani dei componenti della proloco, per concludersi con lo show cooking dello chef Fabio Zago, che ha sperimentato alcuni abbinamenti di erbe selvatiche, formaggi e ricotte: «Abbiamo preparato una crema di pecorino fresco, poi cotto le nostre erbe con aglio, olio, peperoncino e sale, scelto biete, finocchietto e “appara” (un tipo di aglio selvatico), e abbiamo farcito un pane creando una sorta di “supa” tipica della cucina sarda».
«Quella di collegare i percorsi botanici ed enogastronomici con gli itinerari archeologici di Villanova Monteleone è stata una felice intuizione – ha affermato il sindaco Quirico Meloni –. Penso che il successo della manifestazione, al quale ha contribuito l’impegno fondamentale della Proloco, sia un buon viatico per organizzare nuove giornate importanti ed efficaci come questa». L’appuntamento, inserito all’interno del programma di “Chenamos in carrela” 2026, è organizzato dalla Proloco in collaborazione con il Comune di Villanova Monteleone e rientra nel network “Salude&Trigu” della Camera di Commercio di Sassari.
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