|
Sara Alivesi
5 dicembre 2008
Università: «Più certezze per i ricercatori precari»
Da Alghero la "piattaforma di rivendicazione" contro la riforma Gelmini. Il documento spiega gli effetti del decreto legislativo 180
![]()
ALGHERO - Nell’incontro di mercoledì presso la facoltà di architettura si è confermata la volontà di proseguire la mobilitazione per ottenere «una scuola di qualità per tutti, capace di integrazione, multidisciplinarietà, rispetto dei tempi e dei percorsi». In questa scuola, il lavoro dei ricercatori precari è fondamentale nell’esercizio della didattica. Ad Alghero, la categoria, o meglio, le categorie di precari, si sono uniti e hanno redatto un documento che rappresenta la loro «piattaforma di rivendicazione» contro la riforma Gelmini.
Il documento spiega gli effetti del decreto legislativo 180 che, secondo le varie componenti precarie, migliorerebbe solo apparentemente la legge 133, accelerando la trasformazione dell’università pubblica verso le fondazioni. «Chiediamo alla nostra Facoltà, ed al nostro Ateneo di impegnarsi per fermare questa normativa così penalizzante» è la prima volontà dei precari algheresi. La rivendicazione dei propri diritti, la dignità del proprio lavoro e la partecipazione nella gestione della didattica rappresentano dei principi ai quali non vogliono rinunciare. Per questo motivo chiedono la rappresentanza nei consigli dei corsi di laurea e di facoltà, con diritto di parola e di voto. Infine, il documento mira alla distinzione della figura dell’assistente alla didattica e al riconoscimento del suo profilo professionale e scientifico da parte del regolamento di Ateneo o di altri criteri di ufficialità. "Chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza", scriveva più di cinquecento anni fa il grande Lorenzo De Medici. Non sembrano "lieti" i precari di oggi e del "doman", e del futuro, qualche certezza la vorrebbero. |
|


