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Antonio Burruni 15 gennaio 2010
Treni in Sardegna: Viaggi odissea
Per coprire la distanza che intercorre tra Alghero ed Oristano, secondo le tabelle dovrebbero servire circa tre ore, ma ieri mattina ne sono servite quasi sei
Treni in Sardegna: Viaggi odissea

ALGHERO – Appuntamento ad Oristano alle ore 10.30 per motivi di lavoro. Un algherese che non utilizza l’auto che fa? Sceglie il treno e studia il percorso utile per arrivare nei tempi prestabiliti. Dopo un controllo, ci si accorge che l’unico utile è: partire da Alghero alle ore 6.05, arrivare a Sassari alle 6.40, prendere il treno che parte per Cagliari alle 6.56 e scendere ad Oristano alle 8.51. Ok, la sveglia va messa presto, ma l’arrivo nel capoluogo oristanese è ben precedente a quello dell’appuntamento, quindi ci sarà anche il tempo per un’abbondante colazione.

Invece, ieri mattina, niente è andato come doveva. Si parte da Alghero in orario, ma, imprevedibilmente, si arriva a Sassari solo alle 7.05, con venticinque minuti di ritardo che, su trentacinque minuti di percorrenza, è già un’enormità. Dopo sessantacinque minuti di viaggio, quindi, treno per Cagliari perso. Che fare? Si va subito in biglietteria, per sapere il prossimo treno utile. La risposta che ci arriva, non ci fa certo rasserenare: «Il prossimo treno è alle 8.03, ma se fosse arrivato venti minuti prima…». Alle nostre rimostranze dovute al ritardo non dipeso da noi, la risposta è laconica: «Ah, ma quella è un’altra ferrovia…». Comunque sia, alle 8.03 si parte col pullman sostituivo, che copre il percorso tra Sassari e Chilivani, visti i problemi sulla linea, dovuti all’ormai famoso e triste incidente del dicembre scorso. L’arrivo è previsto per le 8.44, con la partenza della coincidenza alle 8.50, con arrivo ad Oristano alle 10.31. Telefoniamo per avvertire del nostro ritardo e ne prendiamo un secondo per le 11.

Ma siamo troppo ottimisti. Infatti, arriviamo in stazione poco oltre le ore 9, con il tabellone che segna dieci minuti di ritardo. Quindi, comunque, il treno è li che ci aspetta sul Binario 2 e lo prendiamo. Ma, qualcosa non va. Infatti non c’è nessun rumore di motore e qualche addetto controlla la situazione meccanica. Finalmente, alle 9.13, un’addetta, molto gentilmente, ci fa sapere che «forse cambieremo materiale. Ve lo farò sapere tra cinque minuti. Forse partiamo dal Binario 1». A parte lo sconcerto linguistico per un “treno” definito “materiale”, aspettiamo, ricordandoci che, se tutto fosse andato come doveva, saremmo già ad Oristano da circa venti minuti. Alle 9.20 invece ci muoviamo, ma, dopo cinquanta metri percorsi a passo d’uomo, ci fermiamo. Due minuti dopo ripartiamo, ma dopo altri cento metri alla stessa velocità, ci rifermiamo.

Passa un altro minuto e si parte ancora, ma a senso inverso! Torniamo al punto di partenza. Alle 9.26 siamo fermi in stazione e da sotto si sentono gli addetti che dicono «li avviseremo quando sapremo il binario. E’ inutile farli scendere ora con questo freddo». Infatti, dopo cinque minuti siamo sulla banchina del Binario 3, ma il treno arriva solo dopo altri sette minuti, vi saliamo e, dopo altri nove minuti, alle 9.47, mentre il tabellone indica un ritardo di cinquantacinque minuti, si parte. L’arrivo ad Oristano avviene alle 11.40, circa tre ore dopo il previsto. Chiaramente, appuntamento di lavoro perso, con brutta figura personale e danni economici ovvi.



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