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S.A. 21 settembre 2010
La scure della Riforma, lettera dei rettori sardi
La lettera aperta dei Rettori degli atenei di Cagliari (Giovanni Melis) e Sassari (Attilio Mastino) è rivolta al mondo politico a nome della tutela dell'Università pubblica
La scure della Riforma, lettera dei rettori sardi

CAGLIARI - La precarizzazione dei ricercatori, la riforma universitaria in discussione alla Camera e la riduzione della spesa destinata all'istruzione pubblica: sono alcuni dei punti affrontati nella lettera aperta dei Rettori dell’Università di Cagliari prof. Giovanni Melis e dell’Università di Sassari prof. Attilio Mastino, e rivolta al mondo politico. A seguire il testo integrale:

Sentiamo il dovere come Rettori delle due Università della Sardegna di rendere pubbliche le gravi preoccupazioni per il difficile avvio dei corsi di laurea nell’ambito dell’offerta formativa del 2010-11,
ribadendo le gravi perplessità sulle linee della riforma universitaria in corso di discussione alla Camera: una riforma che nei propositi intende ispirarsi ai principi di autonomia e di responsabilità, ma che avremmo desiderato più rispettosa delle identità e degli specifici profili dei singoli atenei italiani, più consapevole della complessità delle tradizioni accademiche e del valore della diversità e della differenza, soprattutto più attenta al tema dei giovani ricercatori e più sensibile alle esigenze del diritto allo studio. Più attenta a
realizzare condizioni di gestione che possano garantire lo sviluppo delle università pubbliche, le uniche in grado di sostenere il diritto allo studio e la libera ricerca costituzionalmente tutelata. Vogliamo esprimere pubblicamente la più completa solidarietà ai ricercatori in agitazione in Sardegna e nel Paese, in quella straordinaria mobilitazione che si è sviluppata nel corso di questi mesi. Insieme abbiamo dichiarato la riconoscenza dei due Atenei per il senso di responsabilità che ha fin qui ispirato l’azione dei
ricercatori. E ciò all'indomani dell'adozione da parte del Governo di severe misure per il risanamento del bilancio dello Stato che hanno bloccato gli aumenti retributivi del personale universitario e gli scatti di anzianità, provvedimenti che colpiscono soprattutto i più giovani; per non parlare delle limitazioni poste nel garantire un minimo di turn over, riducendo i concorsi e le progressioni di carriera, eliminando i ricercatori dagli organi di governo e dalle commissioni di concorso. La precarizzazione dei ricercatori non è un
elemento che possiamo considerare positivo. Sentiamo fortemente il senso di un’ingiustizia e di una prevaricazione che non possiamo ignorare. Chiediamo alle forze politiche di prendere in esame l’opportunità di un sostanziale ripensamento delle linee
fondamentali della politica per l’università, in modo che venga riconosciuto il ruolo dei ricercatori universitari titolari di insegnamento, che vanno considerati docenti a tutti gli effetti e che costituiscono oltre il 40% del personale universitario addetto alla ricerca ed alla didattica. Chiediamo che sia valutata in fase
concorsuale, in modo esplicito e vincolante per le Commissioni, l’attività didattica ufficiale svolta gratuitamente dai ricercatori su incarico dei Consigli di Facoltà e che sia assicurata la rappresentanza dei ricercatori negli Organi di governo degli Atenei al contrario di quanto previsto nel Ddl. in discussione. Chiediamo che venga assegnato un peso adeguato ai punti organico da destinare a posti di professore
associato, in modo da consentire ad un numero consistente di ricercatori di essere valutati ai fini dell’immissione nella seconda fascia dei professori, augurandoci che le procedure di abilitazione vengano rapidamente attivate. In tal senso, gli atenei di Cagliari e Sassari sono impegnati. Esprimiamo inoltre grave preoccupazione per la continua riduzione delle risorse destinate dal Governo al
sistema universitario, che pone in crisi soprattutto le Università del Meridione e delle Isole e di fatto determina una progressiva contrazione dei servizi a favore degli studenti e dei Corsi di laurea attivabili, con un impoverimento complessivo dell’offerta didattica, che accentua ulteriormente il trasferimento di un numero crescente di studenti verso altre Regioni. In attesa di conoscere nel dettaglio il destino del Ddl Gelmini, rinnoviamo contemporaneamente la
richiesta ai ricercatori perché per il prossimo semestre sospendano quello stato di agitazione che molti docenti hanno dichiarato, rifiutandosi di assumere insegnamenti di titolarità, al di là degli obblighi di didattica integrativa previsti dalla legge 341 del 19 novembre 1990: una serrata dei ricercatori non sarebbe altro che una risposta sbagliata ad una serrata che altri vorrebbero per l’università pubblica e per il sistema della ricerca, compromettendo gli investimenti in conoscenza. Sentiamo il dovere di assumere questa posizione per difendere l’offerta formativa certificata e per
salvaguardare contemporaneamente anche i diritti degli studenti e delle famiglie, che non sono in contrasto con l’esigenza di difendere i diritti dei giovani studiosi e di tutti i ricercatori. Siamo pronti a discutere le prospettive in assemblee ed in dibattiti pubblici, oltre che in Crui. Inviteremo i Presidi a riaprire le procedure per la copertura degli insegnamenti fin qui vacanti, garantendo
equilibrio e trasparenza e un giusto riconoscimento per la professionalità dei ricercatori
.

Nella foto: Attilio Mastino
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