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Red
4 gennaio 2011
Bruno: 2010, disastro per i sardi
Di seguito alcuni passaggi del contro-bilancio di fine anno del capogruppo del partito democratico in consiglio regionale, l´algherese Mario Bruno

CAGLIARI - «Un disastro: in quale altra maniera si potrebbe definire il 2010 fallimentare del presidente della Regione Ugo Cappellacci e delle sue tormentate giunte», se lo chiede il capogruppo del Partito democratico Mario Bruno, che traccia un contro-bilancio di fine anno davvero impietoso per Cappellacci e il suo governo regionale. «Il 2010 del presidente Cappellacci è iniziato male: il sondaggio del gennaio scorso commissionato dal Sole 24 ore lo dava già agli ultimi posti tra i presidenti di Regione. Lo scarso peso di Cappellacci rilevato dal Sole ha trovato conferme nel corso dell’anno, insieme alla sconfitta vera e pesante del centrodestra alle amministrative di primavera».
Negli ultimi dodici mesi il presidente ha incassato un fallimento dopo l’altro - attacca Bruno - scandito dall’azione dell’opposizione, ma anche dal crescente dissenso all’interno di un centrodestra tenuto insieme solo dalla gestione del potere. «Cappellacci, insieme a Berlusconi, voleva far tornare la Sardegna a sorridere. Invece ha disatteso tutte le promesse e ci ha “regalato” (si fa per dire) solo un anno di annunci e rinvii, di azioni inefficaci contro una crisi sempre più pesante, di inutili e astratte dichiarazioni di intenti».
Il rapporto con lo stato. «Lo sblocco dei fondi FAS (2.250 milioni di risorse dei sardi) da parte del Cipe è rimasto una pia intenzione - ha rimarcato l'algherese - dato sempre per imminente e poi sistematicamente rinviato fino a rivelarsi un autentico bluff, una presa in giro». «La Sassari-Olbia, ormai emblema delle “parole al vento” del duo Berlusconi-Cappellacci in campagna elettorale, è la cronaca di una beffa - prosegue Bruno - dopo lo scippo dei fondi già assegnati, si è passati dal “leasing in costruendo” al mutuo Bei. Come a dire: “Lo Stato ci porta via le risorse e la Regione fa pagare gli interessi ai sardi”. In mezzo, tante parole, pochi fatti e nel frattempo si è allontanata la data di avvio dei lavori».
«C’è voluta l’occupazione del Consiglio Regionale da parte del centrosinistra perché Cappellacci avviasse la procedura di impugnazione del bilancio dello Stato e di sollevazione del conflitto di attribuzioni». «Nel silenzio assordante del centrodestra, durante l’anno due finanziarie ed un assestamento dello Stato hanno negato le risorse previste dal riscritto articolo 8 dello Statuto - ricorda - che proprio quest’anno doveva andare a regime. Si è preferito andare a traino del governo nazionale con norme di attuazione non necessarie e dannose per i sardi, attraverso una commissione paritetica che si è riunita a singhiozzo, solo per dilatare i tempi. Neanche i vincoli del Patto di stabilità hanno trovato modo di essere rivisti nel rapporto con lo Stato, come hanno fatto invece altre regioni».
Giunta e mozione di sfiducia. «Il rimpasto è durato quattro mesi, fatti di trattative e scontri di potere - sottolinea Mario Bruno - la Regione è così rimasta paralizzata, anche a causa dell’anomala assunzione di interim di tutti gli assessorati da parte del presidente prima del riassetto della giunta». Dopo tanto penare, il nuovo esecutivo ha scontentato tutti: una giunta preistorica, senza donne perché «la priorità era quella di aggredire il programma» e composta da alcuni politici che già negli anni 80 avevano fatto il loro tempo. «Solo ad ottobre il Presidente è riuscito a presentare la nuova squadra, ma intanto la maggioranza è andata in pezzi», precisa Bruno.
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La vicenda inquietante sull’eolico - ricorda ancora il capogruppo Pd - le incaute frequentazioni del presidente, i vertici di Suelli e di Roma, la sottomissione ai vertici romani, la nomina di Ignazio Farris all’Arpas che sembrerebbe avvenuta sulla base degli input del duo Verdini-Carboni, il venir meno del giuramento col quale il presidente si è assunto l’onere di svolgere l’incarico “nell’interesse dei sardi”, ci hanno spinto a chiedere la sfiducia in uno dei momenti più bui della storia dell’autonomia. La maggioranza ha fatto quadrato nel voto, ma la sensazione che la legislatura sia finita è ormai palese».
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