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Red 17 febbraio 2005
Agricoltura, visita della commissione Agricoltura azienda di Villasor
Visita della commissione Agricoltura all´azienda di Villasor del Consorzio interprovinciale di frutticoltura: «una realtà d´eccellenza nel mondo della ricerca agricola»
Agricoltura, visita della commissione Agricoltura azienda di Villasor

CAGLIARI - «Se la viticoltura e l´olivicoltura (ma anche la frutticoltura e l´orticoltura, per alcuni versi) sarde hanno fatto passi da gigante, lo si deve anche alle ricerche ed alla sperimentazione che il Consorzio interprovinciale della Frutticoltura di Cagliari, Nuoro ed Oristano, porta avanti da oltre settanta anni». Lo ha detto, con una punta di giustificato orgoglio, il presidente del Consorzio, Aldo Palomba, nel suo breve indirizzo di saluto ai consiglieri regionali della Quinta commissione, Agricoltura e Ambiente, in visita conoscitiva nell´azienda di Villasor, la più vasta e moderna, del Consorzio. La Commissione, oltre al presidente Alberto Sanna ed al vice presidente Paolo Terzo Sanna, visitando le strutture del complesso, in particolare le cantine, l´oleificio, i laboratori, tutti estremamente moderni e razionali, si è potuta rendere conto dei risultati delle ricerche, delle sperimentazioni, ma anche della eccellente qualità delle diverse produzioni, anche vivaistiche, che hanno permesso al Consorzio di conquistare un posto di tutto rispetto, a livello nazionale ed internazionale, nel difficile panorama della ricerca e sperimentazione in agricoltura.
Un Istituto che ha saputo ottenere riconoscimenti di grande prestigio anche nella didattica e nella preparazione professionale, post laurea o post diploma, per la costante opera di formazione di nuovi tecnici, un compito portato avanti con ottimi risultati, che hanno rinsaldato i rapporti con molte università, con molti altri istituti di ricerca di altri Stati. Ogni tanto, nei laboratori, ma anche nelle cantine e nei campi del Consorzio, studiano e lavorano giovani francesi, olandesi, statunitensi, inglesi e tedeschi, la prossima settimana arriveranno alcuni belgi, agronomi o biologi, ingegneri o economisti che vogliono approfondire sistemi e metodi d´avanguardia, quelli della "nuova agricoltura", quelli che potrebbero far fare al settore primario sardo un grande salto di qualità.
«La ricerca la possiamo fare solo noi, il pubblico, perché i finanziamenti regionali e comunitari non devono produrre utili ma solo conoscenza» aggiunge Aldo Palomba. «Noi dobbiamo cercare le nuove strade, poi trasferire i risultati di lunghi e costosi studi agli agricoltori, che devono utilizzare le nuove tecniche nei campi e negli impianti, per produrre e confrontarsi sui mercati mondiali, sempre più selettivi e difficili, con gli altri più agguerriti operatori agricoli».
I risultati sono a portata di mano. La viticoltura sarda si e no rappresenta il due per cento di quella nazionale, ma i vini sardi, e quelli "costruiti" a Villasor, si affermano nei concorsi e nelle mostre nazionali ed internazionali. Vuol dire che il lavoro paga, anche se questa eccellente qualità non "garantisce" mercati ricchi e facili da conquistare. Lo stesso avviene nel campo dell´olio, dove la produzione sarda è, quantitativamente, trascurabile, ma ottiene premi e riconoscimenti sempre più numerosi ed importanti. Una grande base di conoscenze e di esperienze dalle quali partire, se si vuole realmente superare uno stato di crisi che rischia di condannare, definitivamente, troppe aziende sarde.
«Il Consorzio è una struttura di servizio a sostegno della parte più evoluta del mondo agricolo», ha commentato Paolo Terzo Sanna, imprenditore del settore oltre che consigliere regionale, ed il presidente della Commissione, Alberto Sanna, ha condiviso il giudizio positivo espresso dagli altri componenti la Quinta.
Un grande patrimonio, anche immobiliare, che corre il rischio di finire inglobato in un altro Ente regionale, che opera nel campo agricolo, un organismo con altri scopi ed obiettivi, col quale il Consorzio ha stabilito accordi per realizzare strutture innovative, iniziative promozionali, che siano un reale supporto per gli operatori agricoli. "Questa è una realtà, ha aggiunto Nello Cappai, che non deve sparire, ma che può essere ulteriormente valorizzata e diventare trainante, nella ricerca di nuove tecniche, per valorizzare le qualità e tipicità delle produzioni isolane".
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