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A.B.
24 maggio 2013
Università: Al Ced manca l’energia elettrica
A circa un anno dall’inaugurazione dell’edificio, l’Ateneo sassarese attende ancora di poter mettere in funzione il Centro di elaborazione dati e di trasferimento tecnologico
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SASSARI. Circa un anno fa è stato inaugurato in via Rockefeller il Centro di elaborazione dati e di trasferimento tecnologico dell’Università di Sassari: un edificio modernissimo, costato una somma considerevole, che ospita il cuore informatico dell’Ateneo turritano e che ospiterà anche l’incubatore d’impresa, altra struttura importante per il decollo economico del territorio. Tutto è pronto al via: server, reti, cablaggi, arredi ed ogni altra cosa necessaria. Cosa impedisce, allora, a questa struttura di altissima tecnologia di partire e di contribuire in modo sostanziale al funzionamento ottimale dell’Università?
«La mancanza di energia elettrica – spiega il prorettore all’Edilizia Aldo Maria Morace – può sembrare un paradosso, ma è così. La vicenda si trascina ormai da tre anni. Da quando, cioè, l’Ateneo ha richiesto e pagato oltre 15mila euro, in due rate successive (giugno 2011 e marzo 2012), all’Enel, secondo quanto richiesto dai preventivi dell’ente». Dopo ritardi vari, e dopo un intervento personale del rettore Attilio Mastino per sbloccare la situazione, l’Enel (nel luglio 2012) ha comunicato che, per poter effettuare la fornitura, è necessario avere in comodato d’uso o in cessione gratuita la cabina esistente del “Presidio Multizonale di Prevenzione”, situata in via Rockefeller, vicino all’edificio universitario. «Abbiamo subito sollecitato l’Asl, che si è professata disponibile alla cessione, salvo poi comunicare di non poterlo fare perché la cabina è di proprietà dell’Arpas, cui è stata ceduta, senza che però si possa dimostrare con i documenti che tale cessione è avvenuta», continua Morace. «Nel gennaio di quest’anno, finalmente, l’odissea sembra destinata a giungere ad una lieta conclusione, dopo più di due anni d’attesa. Viene effettuato un sopralluogo congiunto fra Enel e Arpas; il tecnico preposto prende l’impegno di formalizzare, entro dieci giorni, la procedura di frazionamento catastale dell’area su cui insiste la cabina, mentre i tecnici dell’Enel si impegnano a loro volta ad allacciare l’energia elettrica entro un mese dalla data di acquisizione (gratuita) della cabina. Sembrerebbe tutto risolto - prosegue Morace - e invece il 5 maggio giunge un fax dall’Asl, che chiede alla Regione il nullaosta per la cessione. Ma, allora, di chi è la cabina? Dell’Asl o dell’Enel? La questione piomba nuovamente nell'incertezza». L’Asl assicura che, appena avuto l’assenso della Regione, o anche soltanto trascorsi i dieci giorni, procederà alla dismissione. I dieci giorni sono trascorsi invano; il rettore ha inviato la pratica al prefetto, chiedendo «un intervento immediato e risolutore». Intanto, l’Università continua da mesi e mesi ad attendere di poter finalmente mettere in funzione il suo centro di calcolo e di trasferimento tecnologico, essenziale per la sua funzionalità e competitività. |
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