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Pierpaola Pisanu
4 novembre 2005
È riemersa dopo decenni di buio la fontana del vecchio Cantar
La riscoperta dell’antico monumento si accompagna alla sensazionale scoperta di un grotta naturale che si nasconde dietro il fabbricato. La struttura coperta con una volta a botte, avvolta tra rovi e piante di fichi, da più di trent’anni non vedeva la luce

ALGHERO - È riemersa dopo decenni di buio la fontana del vecchio Cantar. La riscoperta dell’antico monumento si accompagna alla sensazionale scoperta di un grotta naturale che si nasconde dietro il fabbricato. La struttura coperta con una volta a botte, avvolta tra rovi e piante di fichi, da più di trent’anni non vedeva la luce. È stata liberata domenica mattina da un gruppo di volontari che senza troppo clamore ha deciso di restituire dignità ad una testimonianza del passato algherese, non troppo lontano, ancora vivo nelle menti degli adulti. Ma ignorato dalla quasi totalità dei giovani. Molti tra loro non sanno infatti che questo era il luogo delle gite fuori porta dei loro nonni. Non sanno che fino a cinquant’anni fa si incrociavano le voci delle donne che andavano alla fontana del Cantar per lavare i panni e i discorsi in algherese degli artigiani, i calzolai ei sarti che in particolare, il lunedì affollavano questi spazi. Poi è calato il silenzio. La vecchia fonte ha smesso di vivere. Dimenticata nei costumi dei cittadini è lentamente scomparsa sotto la vegetazione incolta. In tanti pensavano fosse stata demolita. Ma era sempre lì, sulla piccola altura che sovrasta la costa di Calabona. Oggi è ritornata alla luce grazie all’iniziativa partita da alcuni rappresentanti dell’associazione culturale L’Alba e del gruppo speleologico, cui si sono aggiunti altri volontari, rapiti dall’entusiasmo di riportare alla memoria degli algheresi la vecchia fonte. Si sono radunati presto domenica mattina e hanno ripulito l’area intorno. L’emozione ha toccato l’apice quando lo sguardo è andato oltre un’apertura di forma quadrata nel muro. Uno scenario fantastico si nasconde dietro il fabbricato. Lo spazio su cui si appoggia la struttura della fonte, custodisce una grotta in continua attività. Il fenomeno carsico evidente nelle concrezioni che si stanno sviluppando è in pieno fermento. Ad un primo sguardo i colori delicati, le piccole formazioni carsiche, ricordano gli ambienti della grotta di Nettuno. E in effetti tra il Cantar e l’antro del dio del mare nel promontorio di Caccia Caccia, c’è un legame che deriva da un’antica leggenda. Racconta della principessa del Cantar, figlia preferita del Dio Nettuno cui il padre aveva donato la fonte.
Focus > L'antica fonte del "Cantar"
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