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Red
25 gennaio 2014
Gena, De Francisci batta un colpo
Mario Bruno presenta una nuova interrogazione in consiglio regionale sulla grave situazione in cui versa il centro riabilitativo “Opera Gesù Nazareno” di Sassari, che vanta un forte credito nei confronti della Regione
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SASSARI - L’Assessore regionale della Sanità Simona De Francisci intervenga subito sulla grave situazione in cui versa il centro riabilitativo “Opera Gesù Nazareno” (Gena) di Sassari, che vanta un forte credito nei confronti della Regione. Lo chiede con un’interrogazione il consigliere regionale del Partito democratico Mario Bruno, che aveva già segnalato i problemi nel 2011. L’Opera Gesù Nazareno «da più di cinquant’anni assiste persone con disabilità intellettiva grave, molte delle quali non autosufficienti - scrive Bruno – Ed esegue, sulla base dei contratti stipulati con le diverse Asl della Sardegna, prestazioni sanitarie e socio-sanitarie di riabilitazione a favore di oltre 100 pazienti provenienti da tutta l'isola».
Dopo che la Regione «ha riorganizzato il settore della riabilitazione territoriale pubblica e privata, prevedendo una serie di requisiti organizzativi, strutturali e tecnologici», la Gena ha risposto con «l'adeguamento strutturale e l’assunzione di ulteriore personale» ma i costi di gestione sono lievitati. Spiega l’esponente Pd: «la Regione ha stabilito una compartecipazione alle spese, con una suddivisione della tariffa tra Asl, Comuni e utenti, ma mentre la quota sanitaria viene corrisposta più o meno regolarmente, la quota sociale, che rappresenta il 50 per cento del fatturato, a causa di vari problemi, non viene erogata». Dal 2012, «per non creare troppi disagi alle strutture socio-sanitarie almeno una parte di questa quota era anticipata del corso dell’anno, ma il ritardo è divenuto insostenibile per l’Opera Gesù Nazareno: non riesce più a pagare i fornitori e è esposta con le banche». Per questa ragione, Bruno chiede un intervento nei tempi più brevi all’assessore, altrimenti il Centro, «che rappresenta un’eccellenza nel territorio, rischia di non poter più garantire l'assistenza ai cento ospiti della struttura e di lasciare senza lavoro più di settanta dipendenti». Nella foto: Mario Bruno |
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