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Monica Caggiari
13 aprile 2006
Il Cristo di Alghero protagonista su Rai3
«Attraverso questo lavoro -racconta il giornalista Bruno Geraci- ho potuto, con un gesto d’amore nei confronti della mia Alghero, quella più semplice e genuina, contribuire alla restituzione di un bene inestimabile»
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ALGHERO - Il rumore delle onde che s’infrangono sulla prua della Santa Maria di Montenero e in sottofondo la voce posata e rilassante di Bruno Geraci, che racconta del naufragio a largo di Porto Conte. Una vicenda drammatica e allo stesso tempo un evento quasi miracoloso quello dell’imbarcazione, che nelle stive custodiva il crocifisso ligneo che avrebbe cambiato per sempre la storia della religiosità ad Alghero. Inizia così il documentario curato dal giornalista della Rai, Bruno Geraci, torinese d’adozione, ma algherese di nascita e con un amore per la sua città d’origine, così profondamente radicato nel cuore, da proporsi per la realizzazione del documentario sul restauro del Santcristus. Il frutto di un progetto portato avanti per oltre un anno è stato proiettato ieri sera nella Cattedrale, che per l’occasione ha aperto le porte ad un folto pubblico e accolto le testimonianze di Don Nughes, il direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni Culturali ecclesiastici, che insieme al Vescovo Monsignor Vacca e a Bruno Geraci ha seguito passo per passo e con profonda devozione i lavori di restauro, curati prima dalla Sovrintendenza e nella seconda fase da Giorgia Corrias. Un impegno per l’amato simulacro che ha contagiato tutti coloro che si sono avvicinati a questa figura sofferente e maestosa al contempo e che ha ricevuto ovviamente anche l’attenzione dell’amministrazione comunale, per la quale era presente il vicesindaco Muroni. A sorpresa è intervenuto anche Monsignor Ottorino Alberti, anch’egli profondamente colpito dalla devozione che nei secoli si è creata attorno al Cristo venuto dal mare. L’emozione probabilmente maggiore è stata però quella di Geraci, che nel raccontare del progetto ha sottolineato come l’amore per il Santcristus sia fondamento non solo dei riti della passione e resurrezione, ma anche e soprattutto il fulcro di un’identità popolare che attraverso quel volto straziato riscopre le proprie tradizioni. «Attraverso questo lavoro -così il giornalista- ho potuto, con un gesto d’amore nei confronti della mia Alghero, quella più semplice e genuina, contribuire alla restituzione di un bene inestimabile». Parole che aleggiano anche nella parte conclusiva del documentario, che andrà in onda sabato pomeriggio all’interno della trasmissione “Ambiente Italia” di Rai 3, e che accompagnano le immagini del Cristo, il cui volto si mescola col tramonto su Capocaccia, mentre il buio prende il sopravvento lasciando le immagini di Alghero e delle sue tradizioni impresse in maniera indelebile nella memoria degli spettatori.
Nella foto il restauro del Cristo della Misericordia |
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