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Red 24 agosto 2019
Sabato 31 agosto si avvicina e gli appassionati di basket in carrozzina isolani sono in attesa perché, alle 19, a Wałbrzych, inizierà l’avventura della Nazionale che, tra i suoi dodici convocati per i Campionati Europei, annovera il sardo di Sorso Claudio Spanu
Basket in carrozzina: un romangese in azzurro


SORSO – Sabato 31 agosto si avvicina e gli appassionati di basket in carrozzina isolani sono in attesa perché, alle 19, a Wałbrzych (Polonia), inizierà l’avventura della Nazionale che, tra i suoi dodici convocati per i Campionati Europei, annovera il sardo di Sorso Claudio Spanu. L’esordio sarà tosto, perché l’Italia se la vedrà con i campioni del mondo in carica della Gran Bretagna. Seguiranno le sfide con Austria (domenica 1 settembre, alle 14), Polonia (lunedì 2, 16.45), Germania (martedì 3, 18.30), e Svizzera (mercoledì 4, 16.45).

«Sinceramente non mi aspettavo di arrivare fino a questo punto – confessa Spanu - ma credo che sia la più classica dimostrazione di quanto il lavoro paghi. Sto ottenendo dei risultati che ho cercato sin dal primo momento in cui ho cominciato a fare sport. E ringrazio la Regione Sardegna e l’Ussi isolana che con i loro attestati di stima mi hanno piacevolmente colto di sorpresa».

Per gli sportivi ad alti livelli come te i mesi caldi non sono certo sinonimi di ferie.
«Ho trascorso un’estate abbastanza dura, l’Europeo ha una doppia importanza per chi partecipa. Il treno per le Paralimpiadi passa ogni quattro anni, va preso subito e anche di corsa».

Che significa per te fare basket a tempo pieno?
«Faccio due allenamenti al giorno, la mattina c’è la sessione di pesi e di tiro, la sera l’allenamento con la squadra. Questo accade tutti i giorni, tranne il lunedì (se rientriamo da una trasferta) che diventa libero o facoltativo. Se il sabato giochiamo in casa, dal lunedì si riprende con la preparazione. Mercoledì pomeriggio libero. Quando fai il lavoro che hai scelto, credo che non ci sia soddisfazione più grande. Lo trovo pesante solo sotto l’aspetto fisico. Ma mentalmente tutto questo mi fa stare bene: la mattina mi sveglio non vedendo l’ora di andare in palestra».

Come vi sentite per questa esperienza polacca?
«Siamo pronti mentalmente e fisicamente. I campioni del mondo britannici sono fortissimi, sulla carta rappresentano la squadra da battere anche per questo Europeo. I padroni di casa avranno il pubblico a loro favore e questo aspetto dà una marcia in più. Resta il fatto che noi ce la giocheremo con tutti, rispetteremo i nostri avversari ma non avremo paura di nessuno».

Ad Wałbrzych ci sarà la stessa tensione di Amburgo 2018?
«Lo scorso anno ci siamo confrontati con i migliori al mondo, in Polonia ci saranno solo avversarie del nostro Continente, credo che siano due competizioni molto differenti. Con le Paralimpiadi in palio tutte partiranno con una mentalità e una voglia di vincere diverse. Diciamo che sportivamente parlando sarà una lotta all’ultimo sangue».

Descrivici la rappresentativa italiana.
«E’ un collettivo con tutte le carte in regola per arrivare fino in fondo. Abbiamo grandissimi tiratori e quindi dal punto di vista realizzativo non ci dovrebbero essere problemi. Ci sono compagni che possono giocare sia fuori, sia sotto, e il poter fare più ruoli credo che sia importante. Non cambierei mai i miei compagni con nessuno. Sono convinto che potremo fare bene».

I migliori complimenti del direttore tecnico?
«La cosa più bella è quando ti dice di provarci, perché ha fiducia in te. Così mi fa sentire veramente un tiratore da tre punti. Ottenere la libertà di esprimere quello che sai fare è una soddisfazione imparagonabile».

Descrivici le tue caratteristiche.
«Mi definiscono un grande tiratore, ma non nego che faccio di tutto per mettermi a disposizione della squadra, credo che non ci sia cosa più importante. Quindi non solo tiri, ma se serve costruisco dei blocchi a favore dei miei compagni e faccio tutto quello che è necessario per raggiungere l’obiettivo massimo. Insomma anche durante gli Europei farò qualsiasi cosa mi chiedano».

Chi sono i tuoi fan più accaniti?
«Fino ad oggi, le mie vittorie le ho dedicate alla mia famiglia. Ma ultimamente ci sono altre due persone importanti: la mia ragazza Maria Leonarda Porcu e la figlia Francesca».

Come è la vita in casa Dinamo lab?
«Ci sta dando tanta visibilità, ed era quello che serviva nel mondo del basket in carrozzina. Già dallo scorso anno, grazie alla Rai, che ha trasmesso le gare in diretta, si è fatto un lavoro grandioso. Prima si viveva un basket da “poverini, sono disabili”, ora la gente sta iniziando a capire che nonostante la disabilità facciamo sport di qualità per raggiungere traguardi altamente professionali».

Come state propagandando il messaggio paralimpico?
«Ci capita spesso di girare per le scuole e quando abbiamo l’opportunità di conoscere alunni disabili facciamo il possibile per convincerli a buttarsi nel mondo dello sport, che non deve essere praticato obbligatoriamente ad alti livelli. Il solo cimentarsi ha una valenza sociale sconfinata. Direi che sia stato un passo importante. Ora la Dinamo lab ha costituito un team giovanile e non è escluso che si cimenterà in un campionato».

Immagino che anche il progetto scolastico del Cip Sardegna, “Agitamus”, ti abbia colpito.
«Per me è una cosa bellissima. Hai a che fare con bambini che fanno domande senza pensarci su troppo e senza mettersi alcun problema. Questo aspetto consente di interagire su un livello paritario. Ai loro occhi non sei un disabile, ti vedono esclusivamente sotto la veste di atleta. Per me è stata la soddisfazione più grande che ho avuto col progetto Agitamus».

Poi ti sei ritrovato le due classi al palazzetto dello sport.
«Esperienza fantastica, perché gli scolari tifavano per noi anche con i coretti. Tutto è stato molto bello, credo che sia importantissimo continuare a sviluppare questi progetti negli istituti comprensivi».

Hai condiviso l’esperienza di Agitamus con Fabio Raimondi.
«E’ stato il nostro allenatore per due anni. Anche lui è un po’ sardo, visto che la compagna della sua vita l’ha trovata nell’Isola».

Obiettivi a breve e media scadenza?
«Arrivare al traguardo della Paralimpiade e riuscire a vincere uno scudetto con la Dinamo».

Un appello ai tifosi?
«Vi aspetto a braccia aperte in Piazza Segni per vedere una nostra partita. Ne vale la pena, soprattutto agli appassionati di basket farà piacere constatare il nostro grado di preparazione».

Nella foto: Claudio Spanu
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