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Red 21 ottobre 2017
Psoriasi: 19mila pazienti nel Sassarese
Molti i pazienti che trascurano ancora la malattia, a partire dai sintomi sospetti. Per questo motivo, in occasione della Giornata mondiale della psoriasi, l´Associazione per la difesa degli psoriasici scende con i propri gazebo nelle piazze
Psoriasi: 19mila pazienti nel Sassarese

SASSARI - Sono oltre 19mila le persone a Sassari e provincia affette da psoriasi, che in un terzo dei casi evolve e diventa di grado severo. Chi ne è affetto, però, spesso non ne conosce i sintomi e non si reca tempestivamente dallo specialista, con conseguente ritardo nella diagnosi e nell’inizio del percorso terapeutico che potrebbe rallentare l’evoluzione della malattia. Per informare e sensibilizzare i cittadini, per far luce sulle varie forme di psoriasi e sulle terapie, in occasione della Giornata mondiale della psoriasi, gazebo informativi con medici e volontari saranno allestiti a Sassari, in Piazza Italia, sabato 28 e domenica 29 ottobre.

Gli specialisti saranno a disposizione del pubblico e risponderanno alle domande di chi vorrà saperne di più sulla malattia, che non è di un solo tipo. La più diffusa è quella “a placche” (80-90percento dei casi), ma esistono anche altre forme più rare, poco conosciute e per questo sottostimate. Una di queste è la “psoriasi intertriginosa o delle pieghe”, caratterizzata da chiazze rosse non desquamate sotto le ascelle, sui genitali e sull'addome di chi è in sovrappeso, fino al solco sottomammario. La forma più frequente tra gli adolescenti invece è la “psoriasi guttata”, caratterizzata da piccole chiazze desquamate su tronco, braccia, gambe e cuoio capelluto. Esistono poi la “psoriasi pustolosa” e quella “eritrodermica”: la prima è caratterizzata da pustole sulle mani e piedi o diffuse al corpo, mentre nella seconda la pelle appare infiammata e arrossata, provoca prurito o bruciore ed è tra le forme più gravi. Su queste l’attenzione è ancora poco concentrata.

La maggior parte dei pazienti in cerca di risposte raramente si rivolge ai centri di riferimento (ex Psocare) dove, oltre a ricevere diagnosi tempestive, potrebbero essere presi in carico e seguiti a 360gradi con terapie personalizzate, anche in considerazione delle frequenti comorbidità, come artrite, depressione, obesità, diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari che fanno della psoriasi una malattia sistemica. Per non parlare del supporto psicologico, fondamentale nel caso dei pazienti psoriasici, perché non si scoraggino e non abbandonino le cure.

«Il malato di psoriasi spesso si fa prendere dallo sconforto, perché non riesce a vedere alcuna via d’uscita – spiega Franco Rongioletti, direttore della Clinica Dermatologica dell’Azienda ospedaliera universitaria di Cagliari situata all’Ospedale San Giovanni di Dio di Cagliari – Per cui, come dimostrano anche i dati, si reca sempre meno dallo specialista, aggravando notevolmente la sua situazione e precludendosi la possibilità di venire a conoscenza delle nuove terapie. Per questo, il supporto psicologico ha un ruolo fondamentale nella cura del paziente psoriasico, perché serve a far si che questi non si arrenda e non cada in depressione (come succede nella maggior parte dei casi) abbandonando le terapie. Per cui il nostro messaggio ai pazienti è questo: aiutateci a curarvi al meglio. Oggi abbiamo a disposizione farmaci che possono migliorare moltissimo le forme gravi di psoriasi e fornire risultati sorprendenti ed impensabili fino a pochi anni fa. Quindi soprattutto nel momento della diagnosi non fatevi prendere dall’ansia: fatevi visitare perché quando si “diagnostica” la malattia allo stadio iniziale è più facile tenerla sotto controllo impedendole di evolversi e di coinvolgere gli altri organi. Se vi affidate agli specialisti e seguite tutte le loro indicazioni, potrete essere realmente parte attiva nella vostra terapia e fare la differenza. Alla Clinica Dermatologica di Cagliari c’è un ambulatorio dedicato esclusivamente alla diagnosi e terapia della psoriasi che funziona a pieno ritmo cercando di offrire tutte le attenzioni e le cure che sia la malattia che lo stato psicologico del paziente richiedono».

«Il risultato – afferma il presidente di Adipso Mara Maccarone – è che otto pazienti su dieci sono delusi dalle cure e quasi nove su dieci le abbandonano, cadendo in depressione nell’80percento dei casi. Sono dati certificati da interviste svolte durante la giornata mondiale dello scorso anno a più di 5mila pazienti. Un’ulteriore conferma viene dal costante calo di presenze nei centri italiani: in pochi anni, siamo scesi da 12mila a 6mila. Per questo, è fondamentale creare una inversione di tendenza facendo tanta informazione: vogliamo colmare il grave gap di comunicazione e informazione tra chi soffre e chi può offrire le cure necessarie, per cui bisogna spronare i malati a recarsi nei centri di riferimento presenti sul territorio. Questa “rete” infatti offre tutti i mezzi per curarsi a patto di non abbandonare i percorsi terapeutici che possono essere rimodulati sul paziente fino a trovare le cure più efficaci».
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