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Referendum giustizia: il Pd si mobilita
Giustizia, Pd Sardegna: parte il percorso di informazione e mobilitazione per il No al referendum costituzionale. Venerdì un’iniziativa di formazione online rivolta ai dirigenti regionali e ai segretari dei circoli

SASSARI - Il Partito Democratico della Sardegna avvia un percorso di informazione, formazione e mobilitazione in vista del referendum costituzionale che interviene sull’assetto della giustizia. Venerdì 9 gennaio, alle ore 18, si terrà un’iniziativa di formazione online rivolta ai dirigenti regionali e ai segretari dei circoli del Pd, con l’obiettivo di fornire strumenti di analisi, contenuti e argomentazioni utili per una campagna consapevole, responsabile e fondata sui principi costituzionali a sostegno del No.
«Siamo di fronte a una riforma che interviene su equilibri costituzionali delicatissimi senza affrontare i problemi reali della giustizia italiana: la durata dei processi, l’organizzazione degli uffici giudiziari, la carenza di personale, l’accesso effettivo dei cittadini ai diritti», dichiara Silvio Lai, segretario regionale del PD Sardegna.
«Non è un referendum tecnico – prosegue Lai – ma una scelta politica che modifica in profondità l’equilibrio tra i poteri dello Stato e rischia di accentrare funzioni e responsabilità sull’Esecutivo. Per questo il Partito Democratico assume una posizione chiara: difendere la Costituzione e promuovere riforme vere, capaci di migliorare il funzionamento della giustizia, non interventi divisivi e di natura propagandistica».
All’iniziativa interverranno Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico, Marco Lacarra, componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, Anna Maria Busia, responsabile giustizia nella segreteria regionale del PD Sardegna, e Mauro Massa, coordinatore del Forum Giustizia del PD Sardegna. «Vogliamo costruire una campagna fondata sui contenuti, sull’analisi e sul rispetto delle istituzioni», conclude Lai. «La giustizia si riforma per rafforzare i diritti dei cittadini e la fiducia nello Stato di diritto, non per regolare conti politici o alimentare contrapposizioni».
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