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Sergio Ortu
16 febbraio 2006
Università: Alghero perde "Scienze del Mare"
Il polo universitario algherese potrebbe rischiare per il prossimo anno accademico di perdere il primo tassello che aveva inaugurato la sua istituzione. Si parla ancora al condizionale anche se fonti autorevoli confermano il destino segnato

ALGHERO - Il polo universitario algherese prossimo a compiere il lustro di attività accademica in città potrebbe rischiare proprio per il prossimo anno accademico di perdere il primo tassello che aveva inaugurato la sua istituzione. A causa infatti della drastica riduzione dei fondi regionali in favore delle sedi universitarie distaccate potrebbero non essere più sufficienti i quattrini per far rimanere in città il corso di laurea in scienze ambientali e delle produzioni marine. La facoltà di Scienze dell’Università degli Studi di Sassari potrebbe dunque trovarsi nella condizione, se venissero confermati i tagli ai finanziamenti regionali, di dirottare il corso di laurea nel capoluogo e con esso tutti gli studenti che lo frequentano. Una ipotesi che potrebbe rappresentare il fallimento di un progetto ambizioso come quello di far radicare in città un pezzo di mondo accademico facendo diventare la Riviera del Corallo, una cittadella universitaria. Se da un lato quindi da tempo si parla di investimenti milionari per la creazione di un altro polo universitario d’eccellenza nella azienda regionale di Mamuntanas per le facoltà di veterinaria ed agraria dall’altro si rischia di perdere una realtà universitaria che è nata in città e che nel 2004, nemmeno due anni fa, aveva prodotto i primi dottori in scienze del mare. Laureati che stanno per raggiungere già la trentina di unità. Nemmeno un anno dopo il Corso di scienze del mare che era decollato con le prime lezioni nel novembre 2001, ospite delle aule dell’istituto tecnico industriale, è stata istituita in città la facoltà di architettura. Due realtà universitarie che in questi cinque anni di permanenza hanno già dato lustro alla città e per certi versi una boccata d’ossigeno all’economia invernale cittadina. Non bisogna dimenticare infatti che gli oltre ormai seicento studenti che frequentano i corsi universitari di architettura e scienze del mare, sono per la maggior parte, giovani fuori sede e che quindi affittano stanze e appartamenti in città e usufruiscono dei servizi che la Riviera del Corallo offre. Un polo universitario che nonostante i cinque anni di permanenza non ha visto ancora decollare la società consortile dei servizi universitari e quindi tutta quella serie di infrastrutture per l’attività didattica e di accoglienza di cui necessità. Una realtà che se vogliamo non è del tutto a regime, nonostante la buona volontà di comune e università, e che oggi rischia la propria esistenza per il decurtamento dei fondi regionali. Sarebbe davvero una perdita di non poco conto per la città ed in questo senso sarebbe auspicabile un intervento istituzionale verso la Regione da parte dell’ente locale, diretto interessato, e dei rappresentanti politici del territorio in consiglio regionale.
Nella foto il Pou Salit sede del corso di laurea in scienze ambientali e delle produzioni marine
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