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Daria Chiappe 31 agosto 2015
La Siesta, cinquant'anni fa la rapina-spettacolo
Il clamoroso caso di brigantaggio che colpì La Siesta e le tasche dei sui ospiti nel 1964 e che tutt’oggi, dopo ben mezzo secolo, resta ancora privo di risoluzione
La Siesta, cinquant'anni fa la rapina-spettacolo

ALGHERO – Numerosi giornali ingialliti e una memoria per niente sbiadita. Questo il prezioso patrimonio di Nino Angius, algherese fondatore del night-club “ La Siesta”, che di pagine, parole e racconti ha fatto il più grande archivio privato de “La rapina a ritmo di twist”. Il clamoroso caso di brigantaggio che colpì La Siesta e le tasche dei sui ospiti nel 64 e che tutt’oggi, dopo ben mezzo secolo, resta ancora privo di risoluzione. Un episodio che ritorna alla mente proprio allo scoccare dei cinquantun’anni dall’accaduto, quando ad Alghero si assiste alla chiusura (temporanea e non) dei locali alla moda, compresa la storica discoteca di Scala Piccada, dove allora il twist non smise mai di risuonare.

La rapina-spettacolo. Erano circa le 20.15 del 23 agosto 1964 quando i gestori de La Siesta, Aldo e Meris Chiapello, decisero di inscenare una rapina, trasformando il locale in un grande gioco di società. Questo è quanto hanno creduto nel primo momento i circa cento giovani accorsi al night- club per godersi il tramonto e trascorrere una divertente serata d’estate. Peccato però che quel gruppo di briganti (almeno 7), con benda sul viso e mitra in mano, facessero sul serio. Gioielli, soldi e oggetti preziosi il bottino prelevato ai ricchi frequentatori, invitati prima a scendere dalla macchina e accompagnati poi, dopo aver gettato le chiavi nel buio tra i cespugli, all’interno del locale, dove gli uomini separati dalle donne venivano tenuti d’occhio. Non inferiore ai dieci milioni di lire “la colletta” che gli sventurati hanno dovuto organizzare per assistere ad uno spettacolo insolito, bere il whisky prelevato senza limiti dal bar e generosamente offerto dai ladri e infine ovviamente tenere in salvo la vita. Un’avventura durata ben quattro ore, durante le quali era obbligatorio tenere lo sguardo basso e stare sdraiati per terra. Una rapina studiata nei minimi particolari e conclusasi fortunatamente senza udire spari ma solo il “cha-cha-cha” e il “twist” di un disco fatto ripartire continuamente da capo.

Le testimonianze delle vittime. Spassosa e terrificante la maniera in cui, secondo versioni contrastanti, è stata definita dai malcapitati l’avventura vissuta a La Siesta. Tra i primi a dipingere di nero gli attimi trascorsi, i gestori del locale che hanno visto svuotarsi il bar e le casse di alcune decine di migliaia di lire e che hanno avuto a che fare con la «brutalità» di uno della banda. Meris Chiapello racconta infatti di essersi spaventata alla vista del mitra e di essere stata colpita con molta violenza dopo aver urlato, sbattendo la testa contro uno stipite che l’ha ferita. Non certo meglio è andata ad un ragazzo un po’ troppo allegro, colpito e legato ad un’inferriata da un brigante. Un cameriere del night racconta invece di aver temuto di essere ammazzato perché con la canna del mitra puntata al petto è stato perquisito e derubato di 72 mila lire. In realtà i briganti gli hanno risparmiato la pelle ed anche reso, a mò di sbeffeggio, 2mila lire come «mancia»! Tenero infine il racconto di una giovane che non volendo separarsi dall’anello di fidanzamento è stata costretta a sfilarselo di fronte alla minaccia di amputazione del dito e alla vista di un coltello affilato. E in effetti come è stato saggiamente detto: « i banditi facevano sul serio, io li conosco: con la stessa disinvoltura con cui offrivano liquori, avrebbero sparato». Eppure sono tanti coloro che parallelamente giudicano la rapina-twist una «spassosa mascherata», «uno spettacolo gaio che valeva la pena di vedere, anche se dal prezzo d’ingresso alquanto salato!». Si racconta infatti anche di una chiassosa allegria all’interno del locale, delle numerose battute, burle, degli imbarazzi e degli amoreggiamenti tra alcuni briganti e giovani donne, forse stregate dal mistero e dal proibito. Racconti questi che hanno trasformato gli sventurati in soggetti invidiabili dai numerosi abitué assenti quella notte. Una notte regnata da tanta incoscienza; una notte che ha fatto palpitare, scervellare e parlare a lungo della rapina a La Siesta.

Il caso. Tra le tante irrisolte della razzia di Scala Piccada il perché del sopraggiungere dei carabinieri solo dopo ben 4 ore e mezzo dall’inizio del furto, ovvero dopo che i ladri erano fuggiti chissà dove da mezzora. L’assenza del telefono all’interno del locale? Un’organizzazione perfetta? Chissà, fatto sta che numerosi quotidiani internazionali e giornalisti di tutto il mondo si burlarono di tale assenza di tempestività. Così come la stampa locale, nazionale e mondiale si interessò al caso inspiegabilmente mai risolto. E questo anche perché, nonostante i numerosi sospetti, quasi tutti ricadenti su latitanti barba ricini, i fermi e la taglia di 3milioni di lire posta dal Ministero dell’Interno, mai si riuscì a scoprire il volto dei « briganti mascherati», trasformando così una rapina come tante in un episodio clamoroso. Le indagini dei carabinieri, sopraggiunti sul posto in cento unità, con elicotteri e cani poliziotto, condussero nei mesi successivi a dubitare di banditi e pastori di Ollolai, Orgosolo, Orune ma anche di algheresi, inseguito al riconoscimento della cadenza da parte di alcuni testimoni, convinti peraltro che nella banda ci fosse personale interno. Si racconta infatti della sicurezza con cui un ladro del gruppo sia entrato in uno stanzino a prendere una catena con la quale legare un ostaggio molestatore, oltre che della esagerata perfezione organizzativa, complice forse solo di una precisa conoscenza del locale e di una pianificazione dall’interno. Tuttavia, nonostante non si riuscì a giungere ad individuazioni certe ed impugnabili, pare che tutti i turisti derubati siano stati comunque risarciti per quanto dichiarato. Si è quindi conclusa bene tutto sommato la famosa “rapina a ritmo di twist”: i vacanzieri sono stati risarciti, talvolta molto più di quanto effettivamente derubati, gli sventurati sono diventati idoli e fonti di racconti ascoltatissimi, i briganti l’hanno fatta franca e La Siesta è scampata al pericolo di chiusura godendo piuttosto degli effetti benefici di una pubblicità smisurata. A tutti però, anche a distanza di più di cinquant’anni è rimasto il dubbio sugli agenti di una simile rapina-spettacolo, ma anche forse la consapevolezza sdrammatizzante che non esistano più le rapine di una volta!
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