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Red 27 luglio 2019
Questa sera, il mito di Orfeo, con Andrea Bosca. La manifestazione chiude in bellezza nel segno della danza. Domenica sera, al Teatro Romano di Nora, duplice appuntamento con “Deriva Traversa”, di Teodora Castellucci, e “Juliette”, della coreografa Loredana Parrella, liberamente ispirato alla tragedia shakespeariana, ma con un finale a sorpresa
Cala il sipario sulla Notte dei poeti


PULA - Focus sul mito di “Orfeo” con Andrea Bosca, raffinato e versatile interprete di solida formazione teatrale e volto noto ed amato del piccolo come del grande schermo, che interpreta il ruolo del divino cantore caro alle Muse, questa sera (sabato), alle 20, al Teatro Romano di Nora, sotto le insegne del 37esimo Festival La Notte dei poeti, organizzato dal Cedac. Un’intrigante ed originale riscrittura delle numerose versioni antiche e moderne della storia del celebre aedo, firmata da Bianca Melasecchi (per Aida studio) per affrontare le molteplici sfaccettature di un personaggio emblematico, simbolo della poesia e della musica, capace di ammansire le fiere e sedurre l’uditorio al suono della sua lira, fino a sfidare l’oscurità ed il gelo della morte in nome dell’amore per Euridice.

Una pièce inedita, che attinge alla letteratura antica e moderna ed al teatro per restituire l’immagine dell’artista tracio, figlio di Calliope e (forse) rivale di Apollo, la cui fama ha varcato i secoli in virtù di uno straordinario talento e del fuoco di una passione che arde per l’eternità. I versi dei poeti (da Ibico a Virgilio, da Ovidio ad Angelo Poliziano, fino a Rainer Maria Rilke e Dino Campana, senza dimenticare Robert Browning e Guillaume Apollinaire) e gli echi nella tragedia da Eschilo ad Euripide fino al dramma di Jean Cocteau ed all’“Eurydice” di Jean Anouilh, ed ancora i “Dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese ed i riferimenti incrociati, da Platone a Salman Rushdie, da Jack Kerouac ad Elfriede Jelinek, il monologo di Claudio Magris ed il cinico racconto di Gesualdo Bufalino offrono differenti spunti e chiavi di lettura di una vicenda in cui si confondono paura e desiderio, una favola triste ai confini tra sogno e realtà.

Bosca, attore già conosciuto ed apprezzato dal grande pubblico grazie a serie come “Don Bosco” e “Raccontami”, fino a “Medici” ed “Il capitano Maria”, accanto ai film d’autore (da “Noi credevamo” di Mario Martone a “Magnifica presenza” di Ferzan Özpetek, fino a “Pasolini” di Abel Ferrara), ma anche a brillanti commedie come “Nemiche per la pelle” di Luca Lucini, si confronta con la figura di un Orfeo leggendario e contemporaneo, tra luci ed ombre, tra il genio dell’artista e la fragilità dell’uomo in una serie di variazioni sul sentimento più universale. Il dolore per la perdita dell’amata, uccisa dal morso di un serpente induce l’aedo ad infrangere l’ultimo tabu e discendere nell’Ade per riportare la sposa nel mondo dei vivi, ma quell’impresa quasi conclusa felicemente, fallisce per l’irresistibile tentazione di voltarsi a guardarla, troppo presto, quando ancora la ninfa non era del tutto sfuggita al regno dei morti. La doppia morte di Euridice consegna la driade ed il suo cantore e marito all’immortalità, ma intorno a quello sguardo fatale, che segna il destino di lei, son fiorite ipotesi contraddittorie ed interrogativi, talvolta maliziosi, talaltra ancor più densi di pathos perfino dell’originale, fino a capovolgere il significato di un gesto forse istintivo, perfino casuale, ma forse consapevole e non proprio innocente.

Nella foto: Andrea Bosca
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