|
Pierpaola Pisanu
4 dicembre 2006
La rivoluzione è già cominciata e vola sulle ali di internet
Fin dai suoi primi passi si dimostra portatore di rinnovamento Giacomo Lanzetti, vescovo neo eletto alla guida della diocesi Alghero – Bosa
![]()
ALGHERO - La rivoluzione è già cominciata e vola sulle ali di internet. Fin dai suoi primi passi si dimostra portatore di rinnovamento Giacomo Lanzetti, vescovo neo eletto alla guida della diocesi Alghero – Bosa. Il nuovo pastore giunto da Torino, con un occhio al Vangelo e la mano sul mouse, non disdegna le nuove tecnologie nello svolgimento dell’azione pastorale. Anzi, le promuove come utile strumento di supporto all’azione della chiesa. E così nell’antico palazzo vescovile, a pochi giorni di distanza dall’arrivo del nuovo inquilino, giunge una linea Adsl. Tra i ritratti allineati e silenziosi di tutti i vescovi che si sono succeduti in quegli spazi che trasudano di storia, don Mino, trova nella rete, un prezioso alleato nello svolgimento della sua missione:
Come ha vissuto questi primi giorni dal suo insediamento? Con grande curiosità e passione. Sto cercando di conoscere il più possibile e in fretta del luogo dove sono stato fiondato. Ho dato precedenza ai sacerdoti, primi collaboratori del vescovo. Finite le consultazioni con il clero, mi rivolgerò al versante laicale e al mondo dei volontariato. Voglio avere un quadro chiaro della situazione per poter costruire un progetto condiviso, un Piano dei Valori. Quali sono i punti di forza e le criticità che ha individuato finora? Ho trovato preti entusiasti, di una grande spiritualità. Altri stanchi. Nelle parrocchie si lavora molto, ma ho avuto l’impressione che il lavoro sia un po’ scoordinato. Ho notato che tutti fanno le stesse cose, con maggiore fatica, mentre con un’adeguata suddivisione dei compiti, non dovrebbe essere così. E’ per questo che ho intenzione di chiedere ai parroci, per prima cosa, di dotarsi di un indirizzo e-mail. Dopodiché è necessario mettere in rete tutte le sessantuno parrocchie della diocesi per favorire una comunicazione diretta e un aiuto reciproco. Cosa pensa del contribuito dei laici nell’attività diocesana? Ritengo che sia un ottimo strumento per l’opera di evangelizzazione della chiesa. Non bisogna dimenticarsi che i preti sono sempre meno, è importante appoggiarsi ai laici che però dovrebbero essere meno dipendenti dal vescovo. Un laicato preparato deve poter passare dalla condizione di collaborazione, come è stato finora, a quella di corresponsabilità. Conferma la volontà espressa il giorno del suo insediamento di fondare un Monastero di monaci benedettini ad Alghero? Si. E’ un mio desiderio che spero di poter realizzare. Sono fermamente convinto dell’importanza della presenza di un monastero nel cammino di evangelizzazione. E’ un segno forte per i giovani, la testimonianza che Gesù può bastare. Magari potrebbe sorgere nella zona di Valverde..vedremo se sarà possibile. Dopo il grigiore di Torino, la Sardegna dove Lei ha organizzato tanti campi scuola. Pensa che il Santo Padre Le abbia regalato una vacanza? Si. Quando ho visto il fax con l’affidamento dell’incarico, ho pensato che il papa mi avesse fatto un bel regalo. Poi però mi sono detto “Comincia il mio inferno”, nel senso che ora dovrò portare da solo la mia croce. Lei ama molto il mare e ha sfidato il vescovo uscente, Monsignor Vacca, ad una gara di nuoto… Si, ma credo che lo lascerò vincere. Però faremo pagare il biglietto agli spettatori…Si è vero, io amo il mare, amo il suo silenzio ma anche la burrasca. Il mare racconta la vita, così come il fiume d’altronde. Io sono nato a Carmagnola, nelle vicinanze del Po. Bosa, mi ha ricordato i miei luoghi d’origine. Come è maturata la decisione di consacrarsi a Dio? In diversi momenti. Da bambino ero piuttosto vivace e mi fecero studiare in seminario. All’età di 16 anni mia madre mi diede 20mila lire per fare un viaggio da solo e, zaino sulle spalle, andai in autostop a Lourdes. Era il 1958 e ricorreva il centenario della prima apparizione della Madonna. Pregai tutta la notte. Lì iniziai a pensarci ma la svolta fu durante gli studi di teologia. Vedevo una chiesa fragile, piena di pecche. Un mio insegnante mi convinse però che le rivoluzioni si fanno da dentro. Qual è il ricordo che si porta dentro da Torino? La parrocchia che ho fondato da zero in un quartiere nuovo. Non è solo un ricordo, è qualcosa di concreto, una chiesa di persone, che va avanti. Sono loro che mi stanno aiutando in questo momento. Che vescovo sarà? Molti mi chiedono se la mia residenza sarà Alghero o Bosa. E’ relativo dove vado a dormire. Io voglio stare in mezzo alla gente della mia comunità e dialogare con tutti. E’ mio dovere avvertirla. Abbiamo un vignettista che non sempre riusciamo a controllare …cosa pensa della satira che ironizza sulla chiesa? (ride) Va bene la satira, ma la satira intelligente. Quella che fa meditare e spinge a migliorare situazioni che non vanno bene, perché no, anche nella chiesa. Non mi piace se invece è distruttiva di valori. |
|
|

