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Antonio Burruni
20 giugno 2007
Becciu, «Saremo il riferimento di tutti i moderati»
Il neo-assessore apre al dialogo con Repubblicani e Psdaz, chiarisce la situazione con i Sardistas, risponde alle dichiarazioni di Antonio Costantino e “bacchetta” i GiovaniUniti

ALGHERO – Il giorno successivo al primo Consiglio Comunale, con l’ufficializzazione degli assessorati in aula da parte del sindaco, Gianfranco Becciu è già nel suo nuovo ufficio, dove si dovrà occupare di Sviluppo Economico, Commercio, Pesca, Artigianato e Politiche del Lavoro. Per il sessantaseienne sassarese, ma algherese d’adozione e da quarant’anni in città, è stata la quinta campagna elettorale affrontata.
221 voti nel 2002, 101 in queste elezioni. Cosa non ha funzionato?
«Il fatto che nei cinque anni passati il mio lavoro è stato prettamente politico, quindi poco visibile all’esterno. Ma credo invece abbastanza utile all’interno della coalizione».
Il cambio di partito, da Forza Italia al Muc, può aver influito sul risultato?
«Credo di no, anche perchè l’incidenza del partito nelle elezioni Comunali non è cosi determinante come in altri appuntamenti elettorali, come le Politiche, o al limite anche le Provinciali. Credo invece che abbia avuto importanza il fatto di aver svolto non un lavoro alla luce del sole. Anche il passaggio non era un operazione di antitesi, ma un lavoro collaterale. La mia volontà di fare in modo che chi si trova nel solco delle scelte moderate fosse insieme con Marco Tedde è stata la spinta a far nascere questa formazione collaterale e non antitetica, che avesse una chiarezza e che avesse come candidato Marco. Il motivo per cui il Muc non è riuscito in questo intento è perché chi aveva preso degli impegni in questo senso poi non li ha mantenuti. Il Muc, valido con queste premesse, si è rivelato non compiuto proprio per queste defezioni dell’ultimo momento. Alcuni interlocutori si sono defilati all’ultimo, facendo si che lo stesso Muc si trovasse in difficoltà elettorale, quindi la necessità di fare una lista elettorale insieme ai Sardisat è nata dal fatto che si dovevano “unire due debolezze” a distanza di un mese dalle elezioni Amministrative».
Muc-Sardistas, "un unione tra due debolezze". Cosa vi rendeva simili? «Detto in maniera molto semplice, la necessità di raggiungere un numero di voti che consentisse la presenza in Consiglio Comunale. Un’alleanza che in quel momento non poteva che essere elettorale. Non c’era nessuno spazio per approfondire coincidenze di tipo politico, che comunque penso che ci siano. Il sindaco ieri ha fatto nuovamente cenno alla necessita che si ravvisano nello stesso “arcipelago”, in una chiarezza all’interno di una collocazione bipolare, trovino il modo di fare politica insieme ed è questo quello che noi faremo. Non solo con i Sardistas, ma anche con altre forze che, con segnali più o meno timidi, hanno fatto intuire che si collocano in quest’aria moderata, che è la stragrande maggioranza dei cittadini di Alghero. Quindi bisogna lavorare politicamente. Bisogna trovarli in quelle forze più o meno piccole che non si sono pronunciate per il Centrosinistra, quindi sono quelle forze che si troverebbero senza un rappresentante in Consiglio Comunale pur avendo intenzione di svolgere un’attività politica in questo mondo dei moderati. È prematuro dire chi e quando, penso per esempio ai Repubblicani ed anche al Psdaz, che sta facendo un percorso che privilegia l’identità sarda, ma ha superato da tempo una collocazione di schieramento pregiudiziale , ragionando sulle cose. Cioè, la stessa natura del Psdaz consente che faccia delle considerazioni slegate da questi vincoli di schieramento. Lo fa in altri luoghi della Sardegna e penso lo possa fare anche ad Alghero, perché è evidente a tutti che queste elezioni hanno dimostrato uno scollamento. Alcuni parlano di un grande voto disgiunto nell’area del Psdaz e questo è un elemento che ci porta a dire che ci sono delle persone, dei dirigenti politici che possono ragionare con la loro testa. A quelli noi ci rivolgiamo. Il Muc-Sardistas è un riferimento istituzionale che può accelerare questa prospettiva politica.
L’ex assessore Costantino ha dichiarato: «Ho sbagliato a fidarmi di persone che non meritavano». Pensa si riferisse al Muc?
«A me senza un moto di delusione personale, anche per una persona che aveva svolto il suo ruolo di assessore sicuramente bene, ma credo che proprio questi discorsi riguardanti le prospettive politiche ci obblighino a volare un po’ più alto della collocazione personale. Nel senso che non si può sacrificare una valutazione politica soltanto ad una presenza in Giunta, di un assessorato piuttosto che un altro. L’ambito in cui esercitare l’attività politica è molto più vasto di un posto di assessorato, di collaboratore del sindaco. Ci sono tanti elementi che fanno si, che possa essere indicato uno piuttosto che un altro, ma questo non riguarda solo la nostra lista, ma anche i partiti consolidati, in cui sono stati espressi degli assessori sulla base di logiche più ampie di quella semplicistica “vogliamo essere rappresentati tutti e due i gruppi”. Quindi penso che non si rivolgesse certamente al Muc, l’ex assessore Costantino. Auspico che i Sardistas siano i primi attori, insieme al Muc, di questo disegno dove si vuole accomunare».
Lei quindi si sente un assessore non “Muc”, ma in quota “Muc-Sardistas” e così anche Mauro Giorico in Consiglio Comunale.
«Non c’è dubbio alcuno. Con la prospettiva, in tempi anche brevi di essere il riferimento di tutta quell’area di cui ho parlato prima».
Prima abbiamo parlato di una sorta di bocciatura da parte degli elettori, ma il posto in Giunta può essere considerato un riconoscimento al suo lavoro svolto nei cinque anni precedenti?
«Credo di si. Ricordo che i partiti nelle prime settimane forse si “arrabattano” a cercare propri rappresentanti in Giunta, ancora rincorrendo a logiche che non sono più attuali. Oggi gli assessori sono dei collaboratori del sindaco. Basteranno poche settimane per vedere quanto questo sia vero nel lavoro della squadra di governo. È improprio dire “uomini nostri in giunta”, uomini di un partito invece che un altro. E questo è ancora più vero col sindaco Marco Tedde. Gli assessori dovranno lavorare di squadra come delegati del sindaco. Sempre meno persone di partito che gestiscono un pezzo di potere. E questa è una cosa che vedo che anche nei giovani persiste in qualche modo. Non hanno capito quanto gli assessori siano una figura nuova rispetto a quei partiti di cui si parlava prima».
Parla di giovani a caso o di GiovaniUniti?
«Era un'occasione da non perdere per i giovani ieri. Non era solo una cerimonia di insediamento. Credo che abbiano sbagliato se non sono venuti intenzionalmente. Rientra un poco in quella politica vecchia che dai vecchi si può capire, ma dai giovani no. Un entusiasmo che si spegne improvvisamente davanti alla mancanza di "alcune cose vecchie" non è di buon auspicio».
Nella foto: Gianfranco Becciu
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