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Antonio Burruni 10 luglio 2007
Matteo Tedde: «Il Centrosinistra deve ritrovare l’unità»
Il giovane consigliere dello Sdi, al debutto sui banchi di via Columbano, dimostra subito di avere le idee chiare. «Le parole d’ordine devono essere “rispetto” e “partecipazione”»
Matteo Tedde: «Il Centrosinistra deve ritrovare l’unità»

ALGHERO – Matteo Tedde, trentaduenne dipendente di un istituto di credito a Bosa, è l’unico rappresentante dello Sdi in Consiglio Comunale. Dopo una prima candidatura, nel 1998, dove risultò il secondo dei non eletti nella lista “Federazione Democratica”, con centodiciannove voti, questa volta ce l’ha fatta. I suoi centosessanta voti gli hanno aperto i portoni di via Columbano, dove si è già fatto notare per la sua intraprendenza.

Matteo Tedde, sei stato eletto alla seconda candidatura. Certamente un buon risultato. «E’ un buon risultato personale, anche se non in linea con i risultati più ampi raggiunti dal partito, visto che sono il consigliere meno votato. Le mie preferenze derivano da un lavoro costante, quotidiano, nel partito e nella città. E’ un consenso ottenuto senza una reale visibilità politica precedente. Lo devo al partito, ai compagni di lista. Un grazie particolare a Marco Di Gangi, che come consigliere provinciale avrebbe potuto candidarsi ottenendo un buon risultato. Invece ha dato l’input per portare una persona nuova, dando maggior respiro al partito e facendo crescere un gruppo. E’ stato sicuramente il maggior fautore della lista. E’ stato un risultato accolto in maniera entusiastica, perché ora lo Sdi ha due rappresentanti, uno in Consiglio Comunale ed uno alla Provincia. Oltretutto, abbiamo mantenuto una buona parte dei candidati, che stanno continuando a lavorare in seno al partito. Far crescere il gruppo è il mio obiettivo politico».

Qual è la linea del tuo partito all’interno dell’opposizione di Centrosinistra?
«Vogliamo organizzare un’opposizione che faccia riconsolidare il Centrosinistra. Come partito pensiamo che serva l’unità per riuscire a riottenere un governo di Centrosinistra. Il presente è fondamentale per costruire una vera alternativa al Centrodestra. La costruzione deve avvenire “dentro i partiti”, ma poi va portata subito “fuori”. La disgregazione e le lotte interne sono state percepite dalla gente. La nostra attività di alternativa deve essere visibile. Non si passa solo dal Consiglio Comunale, dove c’è solo una rappresentanza delle forze politiche. Bisogna coinvolgere le segreterie, gli iscritti, perché abbiamo assistito ad uno scollamento tra la rappresentanza istituzionale e la “base”. Dobbiamo riuscire a dare ampio risalto alle iniziative che porteremo avanti, dal Consiglio alla gente comune».

Cosa porta Matteo Tedde in Consiglio Comunale?
«I numeri potrebbero scoraggiare, indicando una bassa incisività. L’opposizione deve essere preparata, documentata. Raggiunto questo, bisogna proporre una soluzione al problema analizzato. Mi aspetto che le segnalazioni fatte in aula vengano ascoltate. In passato, mi è sembrato che le segnalazioni dell’opposizione siano state accolte solo come “voci contro”, quindi neanche ascoltate. Il consigliere comunale non ha il diritto di intervenire, ma ne ha il dovere. Altrimenti non si giustifica il riscontro elettorale ottenuto. Siamo in Consiglio Comunale come rappresentanti di tutti. Se un consigliere non interviene mai, è poco rispettoso verso le persone che lo hanno votato. Le parole d’ordine, in Consiglio, devono essere “rispetto” e “partecipazione”».

Tu, in questo senso, hai subito iniziato subito col “passo giusto”, con diverse segnalazioni. Ci spieghi meglio la situazione del servizio di Nettezza Urbana nella località Su Contu?
«Si, il problema è semplice. Gli abitanti di quella zona pagano, come la legge prescrive, una Tarsu diminuita del 50percento, ma, praticamente, non usufruiscono del servizio di Nettezza Urbana. Si creano così le discariche abusive e tutta la situazione passa sotto silenzio. Il ritiro immondizia avviene una volta alla settimana. Ma il problema è più ampio. Questa è una zona che deve essere presa in considerazione per il Puc. Ci abitano un centinaio di famiglie, con le abitazioni in regola dal punto di vista legale, ma la zona è ritenuta ancora “agricola”. Non ci sono condutture idriche, fognarie, illuminazione ed asfalto, anche se diverse vie hanno nome e numeri. C’à anche un asilo. Purtroppo, le falde acquifere sono quasi compromesse, perché, da circa venti anni, si fa ricorso alle fosse biologiche, con conseguenti infiltrazioni. Le tre Giunte precedenti, Sechi, Baldino e Tedde, non hanno preso seriamente la situazione in considerazione. C’è una assoluto degrado, ma sembra che la zona non esista.

Nella foto: Matteo Tedde, rappresentante dello Sdi in Consiglio Comunale



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