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Luigi Coppola
9 ottobre 2007
Giovani motore della società A Sassari Enrico Letta
Nell’aula magna della facoltà di lingue, presentato il libro del candidato alla segreteria nazionale del partito. Natalità e superamento dell’ideologismo, obiettivi primari

SASSARI – “In questo momento sta nascendo un bambino”. Ne stanno nascendo molti, probabilmente ancora troppo pochi. E se il bambino o la bambina, dovesse nascere in un ospedale a Pozzuoli (in Campania), dove a pochi metri bruciano le fiamme dei cassonetti traboccanti di rifiuti? Riflessioni per domande e risposte, “a tutto tondo”, (espressione che usa volentieri) che caratterizzano il secondo incontro della giornata nel nord Sardegna di Enrico Letta. Puntuale nella tabella di marcia che lo vedrà poi ad Alghero e Pisa, il sottosegretario alla presidenza del consiglio di governo, incontra nell’aula magna dell’ateneo sassarese (alla facoltà di lingue in Via Roma), la comunità cittadina di studenti e intellettuali. Da sponda con quest’ultimi, la mediazione dei professori Massimo Onofri e Guido Melis, gli pongono una serie di argomenti, nel dibattito promosso dalla libreria internazionale Koinè. Citando Benedetto Croce sulla missione affidata ai giovani e ricordando l’istituzione che li ospita, Onofri ricorda il grido di dolore che arriva dall’Università Italiana dove tanti ricercatori devono “surrogare” il corpo docenti, mentre pullulano gli “atenei di periferia”. Proprio sulla diffusione di quest’ultimi, giunge chiaro il niet di Letta. Cresciuto col “mito” dell’Università di Sassari, respinge la provincializzazione dell’Univesità italiana. Una tendenza sfuggita al controllo centrale, che diffonde (secondo il Letta-pensiero) un abbassamento delle punte di eccellenza, per spalmare la base. Il problema vero è opposto, ricorda Letta, è ”..alzare le punte..” compatibilmente al diritto allo studio, che dovrebbe essere garantito per tutti gli studenti. Evitando ad esempio che in alcuni centri di eccellenza, (la sua nativa Pisa) il mercato immobiliare sia drogato da canoni studenteschi allucinanti, ma questo è altro discorso. Discorso non accantonato per l’essenza della politica, quella semplice, fatta di progetti ed opere a favore di cittadini. Che rifugga dai gossip, dalle frivolezze salottiere delle presunte first lady o dalle dichiarazioni di voto, di cantanti e operatori vari di uno spettacolo che fagocita cultura e politica. E’ Guido Melis che rimarca il senso di queste tematiche. Alle quali Letta, risponde sintetico con concetti guida che vorrebbe sviluppare nel suo programma. Potere, responsabilità e sanzione. Tre cardini poco perseguiti in Italia, la cui scoperta può fare la differenza. La natalità è il vulnus determinante. L’Italia condivide con il Giappone il primato mondiale negativo sulle nascite. Perentorio Letta: ”..un paese che non fa figli è un paese che non vuole futuro..” In Europa, l’Italia è in cattiva compagnia su questo triste primato insieme a Spagna e Portogallo, paradossalmente paesi neolatini a forte impronta cattolica. Mentre le nazioni più prolifiche nel vecchio continente risultano Svezia e Danimarca. Evidente l’insufficienza della “tradizione” che non supplisce uno stato sociale degno di questo nome, deduce Letta. Per la politica italiana nei partiti, secondo il membro dell’esecutivo, è scomparsa la “contendibilità” nei partiti. Ovvero una sana competizione, vissuta nei congressi, all’interno di una stessa formazione, mentre dai primi anni ’90, vige il modello del partito personalizzato. Una pratica peggiorata da un surrogato di contrapposte ideologie che continua nel Paese, nonostante sia scomparso nel resto d’Europa. Dopo un’ora di approfondimenti seguiti con tanta attenzione, nell’aula strapiena, Letta conclude da buon pisano: “..il discorso lo porta via il vento..le biciclette..i livornesi..”.
Nella foto Enrico Letta con Guido Melis
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