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Luciano Deriu 4 maggio 2020
Immagina la città futura
Nessuno sa come sarà la città del futuro. La Città Nuova si può solo immaginare con un po’ di fantasia. L’epidemia ci ha ricordato che il giardino o il terrazzo è la parte più importante della casa


Fase due dell’epidemia. Lascio il luogo del mio eremitaggio. Ho praticato a lungo il bello della lentezza e ora mi avvio piano piano verso la città. Piano, perché so che oggi ogni cosa mi apparirà nuova; e in qualche modo lo è; e sono curioso di vedere se riconosco a prima vista il paesaggio consueto. Ci sono tutti. Terrazze verdi di ulivi e ulivi e macchie di lentisco scendono fino al mare e alla roccia d’arenaria, bionda sotto il sole. Resina, vento e palme di san pietro, concerti di cicale e rosmarino. Mi avvicino alla città. Quando sento il profumo d’alga marina che soffia nell’aria, la città è già in vista. Alghero chiara sotto il cielo di maggio. Ho vissuto queste giornate nel recinto di una campagna. Con restrizioni, ma certo assai meglio che nel chiuso dello spazio di un appartamento. Non c’erano striscioni a promettere futuri felici, ma tanto non sono credibili. Nessuno sa come sarà la città del futuro. La Città Nuova si può solo immaginare con un po’ di fantasia.

L’epidemia ci ha ricordato che il giardino o il terrazzo è la parte più importante della casa. Giardini privati o condominiali, terrazzi, aree aperte per vivere o lavorare. Il lavoro telematico (è lo stesso che dire smart working) sarà una necessità del vivere quotidiano, ma sarà assai meglio all’aperto. Sarah, la mia giovane nuora, mi dice che nella sua città, San Francisco, già da molti anni tanti lavorano col portatile distesi sui prati in aree pubbliche dove internet è una scheggia. Si dirà, ma in California il clima è sempre favorevole. Beh, tranquilli, forse non è un bene, ma sta diventando favorevole anche qui in Sardegna. L’aria condizionata, io già lo sapevo, non fa bene. E ora scopriamo che può essere veicolo di virus. Nella Città Nuova le case saranno necessariamente dotate di cappottino, di coibentanti e isolamento termico per una temperatura stabile nelle stagioni. Non dispiacerà neppure ai nostri amici milanesi che a gennaio in t-shirt sbuffano per il troppo caldo degli appartamenti. Più che un’immaginazione vorrei che fosse una visione condivisa dai politici e dagli urbanisti della mia città che proprio in questi giorni preparano le linee guida del Piano Urbanistico.

Questa sì, può essere la visione della “ripartenza”. Ristrutturazioni (meglio) o nuove costruzioni, i cantieri possono certo riaprire ma arretriamo il fronte delle case di qualche metro per creare giardini, apriamo la città a spazi verdi e aree aperte. Che siano ciclabili, pedinabili, pattinabili, boulevards, ma sempre dotate di piante portatrici di ossigeno. Il mio timore è che si prospetti invece una ripresa in funzione essenzialmente aziendalistica. Una città capace di futuro deve invece intrecciare, azienda e salute, economia e ambiente. Ed è il momento giusto perché si può sfruttare la nuova legge di Bilancio che ha confermato, oltre il bonus ristrutturazioni e quello energetico, anche il bonus verde, una detrazione Irpef del 36 per cento per giardini e terrazzi. Ma, guardando ai Fondi Europei e studiando piani di ristrutturazione per i brutti quartieri costruiti dal 1960 al 1970, si possono riconvertire le periferie e creare giardini e spazi verdi. Non è solo immaginazione. È la visione di una urbanistica moderna che ora l’epidemia ci obbliga a seguire.
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