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Red 27 ottobre 2020
Turismo: il settore chiede ristoro al Governo
In un comunicato stampo congiunto, Assoturismo, Confturismo e Federturismo chiedono al Governo adeguate forme di ristoro per tutta la filiera del turismo italiano


ALGHERO - La chiusura di alcune tipologie di attività, nuove limitazioni all’esercizio di altre e indicazioni di comportamento, per i residenti e i cittadini in ingresso in Italia, contenute nel Dpcm illustrato domenica dal premier Conte, riducono fortemente (tanto in termini concreti, quanto per l’effetto psicologico che inducono) la propensione ai consumi dando un ulteriore grave colpo al turismo. Il settore non è in crisi solo per via delle chiusure o perché sono fortemente limitati gli ambiti di operatività delle sue attività, è in crisi perché, da otto mesi, non ci sono “turisti” (se non per un periodo estremamente ridotto d'estate e in alcune specifiche destinazioni) né presumibilmente ve ne saranno per tutta la stagione invernale, fino a Pasqua 2021 inclusa.

E’ questo il significato inequivocabile dei dati ufficiali di Istat e Banca d’Italia, analizzati in una nota congiunta da Assoturismo, Confturismo e Federturismo, che tra marzo e giugno quantificano una riduzione del traffico di turisti italiani e stranieri dell’87percento, di quelli pubblicati nella Nota di aggiornamento al Def, che identificano a luglio un ulteriore crollo del 60percento della spesa degli stranieri in Italia e del 56percento della spesa degli italiani all’estero, e di un periodo agosto-settembre in cui, «secondo le nostre stime, abbiamo ricevuto un turista estero su quattro e quattro italiani su dieci non hanno compiuto neanche uno spostamento dai rispettivi luoghi di residenza per motivi di vacanza. Senza contare il crollo del turismo d’affari e di quello di meeting, congressi ed eventi. Se dunque il lockdown è ufficialmente durato poco più di due mesi, per questo settore dura, in effetti, già da otto e non se ne prevede la fine prima di dodici».

«Pertanto – proseguono le associazioni di categoria - prevedere forme di ristoro da mettere in campo per le attività interessate dalle limitazioni appena introdotte è certamente necessario ma risponde a uno degli aspetti della crisi in corso. Occorre pensare alla filiera del turismo nel suo complesso, con nuove importanti misure. Anche basandosi sui primi segnali che emergono dalla quantità e valore delle domande presentate da alcune categorie del settore (quelle che ne avevano diritto) per ricevere i contributi a fondo perduto parametrati sulla riduzione di volumi d’affari e corrispettivi, non è azzardato confermare la previsione già operata nei mesi scorsi che, su 190miliardi di euro (somma che corrisponde al valore della produzione annua delle attività del settore e di quelle più immediatamente e direttamente collegate) alla fine dell’anno ne mancheranno 100».

Preoccupate per questo scenario, Assoturismo Confesercenti, Confturismo Confcommercio e Federturismo Confindustria chiedono che tanto le preannunciate nuove misure di supporto alle attività economiche che Governo e Parlamento si preparano a varare nei prossimi giorni, quanto la proroga ed estensione di quelle già messe in campo, che dovrebbero far parte dei contenuti della Legge di bilancio 2021, siano basate sull'effettiva perdita di volume d’affari e corrispettivi che ciascuna attività sta subendo, non con quantificazioni fisse, a esempio per codice Ateco. Inoltre, chiedono «che al turismo venga dedicata una linea di interventi ampia e articolata, che risponda non solo alla rilevanza del settore sull’economia, ma anche alla sua capacità di generare indotto in altri settori, e quindi di particolare attitudine alla resilienza».
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